A totanus in the net

It's easy, take it easy!

Google Public DNS: things are gonna change

Google ha appena lanciato il suo servizio di DNS pubblico.
Il servizio di DNS è, in soldoni, un sistema che consente di indirizzare correttamente le comunicazioni tra tutte le macchine connesse in rete. Ciò che consente al vostro browser di visualizzare i contenuti di questo blog, quando digitate www.totanus.net, e non piuttosto quelli del sito Disney (e viceversa).
Ovviamente chi vi fornisce questo servizio conosce e possiede (di fatto) tutte le vostre abitudini di navigazione.
Non solo. Chi controlla un DNS pubblico può influenzare in maniera sensibile l’esperienza di navigazione di un utente, consentedogli o meno l’accesso ai contenuti che richiede.
OpenDns, che in molti avevano salutato anni fa come una liberazione dai servizi DNS dei grandi fornitori di connettività e che poi però hanno anche odiato per la sua fornitura dalla qualità altalenante, sta tremando, perchè vede davanti a sè un probabile ridimensionamento della fetta di questo controllo sugli utenti.
Mi spiace per OpenDns (vedremo che sorte avrà), ma onestamente inizio a essere più preoccupato per me stesso, come utente.
Google ha le dimensioni e la forza per imporre, da sola, un controllo tale da mettere in seria discussione la net neutrality (un principio secondo il quale la rete non debba imporre restrizioni arbitrarie sui singoli nodi connessi e sul loro modo di operare).

Tutte le nuove iniziative di Google sembrano assumere l’aspetto di Grandi Manovre. La parola d’ordine è rendiamo il web più veloce e performante. Nei fatti però impongono lavorano per legare sempre più tutti i vari attori sulla rete ai propri servizi, in maniera omnicomprensiva. Ribadisco che la big picture è google=web=google.

Sport Illustrated Tablet Edition

Sta girando in rete, in queste ore, una concept demo  di Time Inc. (realizzata da The Wonderfactory) riguardante una futura edizione di Sport Illustrated per Tablet.
Ma quanto è davvero concept rispetto ai futuri progetti Apple? Nel corso del post cercherò di chiarirmi le idee al riguardo.

A prescindere dalle comprensibili forzature che una demo di questo tipo presenta – dall’esigenza di impressionare chi guarda per creare aspettativa, alle problematiche intrinseche all’effettiva leggibilità di alcuni layout presentati – si tratta di un esempio da tenere in considerazione per diverse ragioni.

Alcune impressioni immediate. Questo approccio presuppone che a breve (la demo pone come orizzonte il prossimo anno), nel panorama dell’informazione, si ritagli uno spazio ben definito un modello di business che internet ha contribuito fortemente a imporre, quello dell’ibridazione trasparente tra stampa e tv con, molto probabilmente, una forte prevalenza dell’ambito audio/video.
Curioso che nei giorni scorsi anche Wired abbia annunciato di stare lavorando a una versione per tablet.
Non penso (o almeno non lo considero probabile a breve) che questo modello si sostituirà tout-court agli altri due cannibalizzandoli, quanto piuttosto si aggiungerà a essi, togliendo loro una fetta di share.
Ma a questo punto il focus si sposta obbligatoriamente su come questo modello possa essere effettivamente sostenibile.
Non credo che la demo ci abbia dato una reale idea di come saranno gli inserti pubblicitari in questo nuovo medium. L’idea rassicurante secondo cui possiamo decidere in libertà di sfogliare pubblicità interattive è suggestiva per l’utente finale ma disastrosa per chi investe e per chi raccoglie. Molto più probabile un approccio ispirato al brevetto depositato da Apple qualche settimana fa e che ha già fatto discutere non poco. Il NYT scriveva:

Filing a patent application, of course, doesn’t necessarily mean that
the company plans to use the technology. But the application shows, at
the least, that Apple has invested in research to develop what it calls
an “enforcement routine” that makes people watch ads they may not want
to watch.

I pezzi lasciati qua e là negli ultimi mesi dalle varie company si compongono in un disegno più chiaro? Possibile.

L’altra cosa interessante nella demo si vede alla fine, quando il tablet viene usato come interfaccia per la gestione di fruizione di contenuti su tv, cosa che farebbe oltrettutto pensare a una più forte integrazione (o una piena identità) tra contenuti digitali web e tv. Qui le ipotesi si sprecano, basta avere fantasia. Il modello più semplice (e anche più vincolante, però) è quello in cui il broadcast digitale è unico e l’infrastruttura domotica/ambientale si occupa di gestire la comunicazione tra i diversi device e il flusso dei contenuti sul device desiderato.

In ogni caso si aprono nuovi mondi.

Atlas: paid beta per elevare l’efficienza del periodo di test

Ho ritrovato ora un appunto di due settimane fa riguardante l’uscita della versione beta di Atlas.
Atlas, realizzato dagli stessi creatori di Cappuccino e 280Slides, si ripromette di essere un rivoluzionario strumento per il design e lo sviluppo di applicazioni web, attraverso una semplificazione nel processo di creazione dell’interfaccia grafica.
Ovviamente l’aspettativa è grande.
La novità però, almeno per me, non riguarda l’applicazione in sè, quanto il fatto che la beta sia stata resa disponibile solo previa sottoscrizione a pagamento, oltretutto con un costo (20$) non indifferente.
Si tratta in ogni caso di una scelta degna di considerazione, perchè se da un lato limita di molto la base di partenza degli utilizzatori, dall’altra dovrebbe garantire una buona quantità di feedback qualificati, diminuendo di molto il rischio di vedersi recapitare segnalazioni di bachi inesistenti o proposte di design poco motivate.
Ovviamente buona parte del successo dell’iniziativa dipenderà sia dal numero di beta tester raccolti, sia dalla politica che 280North adotterà nei loro confronti una volta terminato il programma di test.

C’era una volta il comunismo (e altri racconti)

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Stasera alle 19, presso i locali di Cavalli & Stalloni di Vercelli (lo so, il nome è un po’ quello che è, ma il posto è carino), verrà presentato l’ultimo libro di Lina Besate – che per la cronaca è mia mamma – dal titolo “C’era una volta il comunismo (e altri racconti)”.

Si tratta di una raccolta di racconti nei quali, ancora una volta, mia madre è stata in grado di creare le atmosfere e sensazioni tipiche della serendipità grazie alle quali il lettore riesce a immedesimarsi mantenendo però sempre quel pizzico di stupore che rende l’esperienza viva e mai scontata.

Visto che me lo chiedete, il mio parere è che sia una strenna natalizia perfetta.

Del libro ho curato la copertina, definendone il soggetto – illustrato poi in maniera impeccabile da Marco Guerrieri -, il layout e la tipografia. Appena avrò un momento di respiro è mia intenzione scrivere un post sul making of, soprattutto per cristallizzare alcune considerazioni su questa, per me nuova, esperienza.

In ogni caso, siete tutti invitati, stasera.
Se ho capito bene, dopo la presentazione del libro, la serata proseguirà anche con un concerto.

Quicksilver

Macupdate segnala che è stata pubblicata una nuova (sub)release di Quicksilver, il software forse più utile che sia mai stato fatto per Mac e che non era aggiornato da tempo.

Ergonomia multitouch

Il concetto di multitouch è entrato nella quotidianità della vita di ciascuno di noi.
Tempo fa scrivevo di come la progettazione abbia potuto beneficiare enormemente di un paradigma d’interazione uomo-macchina tanto naturale da poter essere interiorizzato facilmente sia dai bambini che dagli ottuagenari.
Dato per assodato che lo schermo multitouch farà parte delle nostre interfacce usuali nel prossimo futuro, quale sarà la prossima evoluzione?
Ovviamente le teorie si sprecano a questo proposito.
Ve n’è una però, pubblicata sul blog TUI, che stuzzica particolarmente la mia immaginazione, perchè sembra avere, almeno nella sua teorizzazione, qualche aspetto interessante.
Si tratta di un progetto, firmato da alcuni ricercatori Samsung, riguardante la possibilità di recepire come dato di input il modo in cui un determinato device viene tenuto.
Le possibilità elencate nel video demo sono diverse: telefonino, macchina fotografica, video player, gamepad, console sms/mms. Per ognuna di queste funzionalità è necessario impugnare in maniera differente il nostro device, con diversi punti di contatto con la sua superficie.
A pensarci bene la logica è tanto semplice quanto disarmante e apre, oltretutto, nuove strade all’ergonomia funzionale.
Articolo e video sono disponibili sul portale dell’Association for Computing Machinery (registrazione richiesta).