Botti di capodanno
Vi annuncio con soddisfazione:
NON ESISTE LA PAROLA BOTTO NELLA LINGUA ITALIANA!
Pertanto, voi furboni dei telegiornali di tutta Italia, finitela di usare questo termine inesistente. Avete rotto!
Vi annuncio con soddisfazione:
NON ESISTE LA PAROLA BOTTO NELLA LINGUA ITALIANA!
Pertanto, voi furboni dei telegiornali di tutta Italia, finitela di usare questo termine inesistente. Avete rotto!
Fine anno, tempo di classifiche. Questa raccoglie le cronache piu’ strambe del 2005. Auguri a tutti!
E’ passato un anno dallo tsunami, sono passati sei mesi da quando, insieme al papà di Enrico, un gruppo di amici ha costituito 12Dicembre, l’onlus di volontariato solidale.
Il 2005 è stato un anno doloroso, perchè abbiamo tutti preso coscienza, lentamente, di un vuoto creatosi all’improvviso. 12Dicembre è stato forse un modo per riempire questa voragine, fatta di sentimenti ed emozioni, di rimpianti, di cose non dette o non fatte e che ora è troppo tardi dire o fare.
12Dicembre forse è un “cucchiaino” con cui raccogliere un po’ di terra da posare delicatamente sul giaciglio di Paro e Ilaria. Per chiudere almeno nella nostra mente un capitolo e contemporaneamente aprirne un altro, inatteso.
Io non ho mai pensato di avere la forza e la volontà di iniziare un percorso di questo tipo. Paro e Ilaria mi hanno accompagnato fino alla soglia e grazie a loro ho trovato il coraggio di fare il passo avanti, insieme a Carolina e a tanti nuovi e vecchi amici. In sei mesi di vita un neonato impara a osservare, a riconoscere papà e mamma, ma poco altro. 12Dicembre ha fatto molto di più, sta cominciando a camminare, piano, ma cammina. Ha cominciato a parlare, a fare.
Deve ringraziare molte persone, che l’hanno aiutata, l’hanno sorretta in questi primi momenti. Ma deve anche ringraziare se stessa, i suoi soci, più forti del dolore e delle difficoltà e delle incomprensioni che si sono messe di traverso.
Il 2005 è stato doloroso ma è stato, almeno per me, il seme di una vita nuova. Un altro debito nei confronti di Enrico e Ilaria.
Ciao Paro, ciao Ilaria.
Come potete notare dalla versione natalizia del logo di Totanus.net (disegnata in uno stile talmente orrendo e infantile da avere in sè pure qualcosa di artistico) è tempo di farsi gli auguri di buone feste.
Siete stati buoni? Avete fatto i bravi?
Buon Natale a tutti!
Ascoltami. Ecco la guida veloce alla scrittura creativa:
- Usa il tempo messoti a disposizione da un totale sconosciuto in modo tale che non pensi che sia stato completamente sprecato
- Dài al lettore almeno un personaggio in cui possa immedesimarsi.
- Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, fosse anche solo un bicchiere d’acqua.
- Ogni fase deve fare almeno una o due cose, rivelare un personaggio o far avanzare l’azione.
- Inizia dalla fine.
- Sii sadico. Non importa quanto dolci e innocenti siano i protagonisti. Fai loro capitare cose orrende. In questo modo i lettori sapranno di che pasta essi sono fatti.
- Scrivi solo per un tipo di lettore. Se apri una finestra e cerchi di fare amicizia col mondo intero, otterrai solo fuffa.
- Dài ai tuoi lettori tutte le informazioni possibili non appena sono effettivamente disponibili. Gioca con la suspance. I lettori dovrebbero avere piena padronanza di ciò che accade nella storia, dove e perchè. Dovrebbero essere in grado di finire la storia da soli, dovrebbero divorare le ultime pagine del libro.
La più grande scrittrice americana di racconti brevi della mia generazione fu Flannery O’Connor (1925-1964). Infranse praticamente tutte le mie regole tranne la prima. In effetti i grandi scrittori tendono a farlo spesso.
(via downloadblog, caymag)
Cazzarola, non vinco mai!
Nemmeno quando c’è da arrivare ultimi… Insomma, si premia il peggio del 2005 e io riesco solo ad arrivare secondo?
Non c’è giustizia!
Per amore d’onestà voglio dire che comunque la staffetta musicale è stata un bel gioco, cui ha partecipato gioiosamente una bella fetta della blogosfera… insomma… quasi il peggio del 2005, ma almeno in buona compagnia! Capito? Snobboni di Blogdiscount?
Da sei mesi sono uno schiavo delle asciugatrici e non uso il ferro da stiro. I vestiti escono praticamente quasi stirati dall’asciugatrice e dopo un minuto che li metti addosso sono perfetti. I giapponesi come sempre ne sanno di piu’ e certe tecniche mi stupiscono.