A Totanus in the Net è un blog sulla vita quotidiana, tra pannolini, browsers, politica, sogni e tutto quello che rende il nostro mondo il migliore dei mondi possibili. O forse no? Scritto principalmente da Matteo Balocco, con la partecipazione straordinaria, da San Francisco, di Dario Barbone.

Il modo migliore per leggere questo blog, comunque, é abbonarsi al suo feed RSS.

Le parole contano

Un capitolo della mia tesi di laurea sul rapporto tra storia, contesto storico e letteratura verteva sull’analisi computazionale del testo di un romanzo di Pratolini.
Ricordo bene le ore passate su software di analisi testuale come TACT e NotaBene, rigorosamente sotto DOS, per creare contesti di analisi, normalizzazione dei testi, conteggio delle occorrenze. Ah, professor Ricciardi, herr professor, quanto tempo è passato?
Comunque sia, ormai so che valore dare al crudo conteggio delle occorrenze dei termini. Come sempre è il contesto a definirne il reale peso, quindi qualsiasi tesi è molto aleatoria se supportata solo da freddi numeri.
Eppure non riesco a non dare importanza alla rapida analisi fatta dal settimanale Vita al programma di 281 pagine dell’Unione. 281 pagine in cui compaiono le seguenti parole (tra parentesi le occorrenze):

Diritti (200), Doveri (5)
Regioni (120), Stato (100), Enti Locali (50), Comuni (42), Comunità (25)
Welfare (18) ONG (1), Associazionismo (7), Volontariato (8), non-profit (4)

Trovo che per quanto sia un insignificante gioco, faccia almeno un po’ riflettere.
Sarà poco e deludente? E’ comunque qualcosa.
Dal centrodestra per ora invece, sul programma, un imbarazzante silenzio. Dicono che sarà la naturale evoluzione di quanto fatto in cinque anni di legislatura.
Appunto.

Quando si può tacere…

Rutelli farebbe qualsiasi cosa per avere un minimo di ribalta, anche insignificante.
Anche esprimere il cordoglio per la morte di Luca Coscioni.
Lui che un bel colpo di zappa - alla sua fossa - l’ha dato, eccome!

Apple? No, passo…

Cameron Moll è uno dei web designer più noti al mondo. Qualche settimana fa è stato chiamato dalla Apple per una serie di colloqui alla fine dei quali è iniziata una trattativa per assumerlo in veste di responsabile di un’area strategicamente importante del sito corporate. Lavorare alla Apple è il sogno di molti designer. E’ considerato il paradiso dei designer. Cameron ha scelto invece di passare la mano. E quasi sicuramente si tratta di un’occasione che non si ripresenterà più. Continuerà a fare il freelance. Altre sono le sue priorità:

While work is going quite well and showing no signs of slowing, I don’t know that I’ll bring in more revenue freelancing this year than I would have at Apple. But increased time to be with family, pursue hobbies, and live a life a bit less hectic isn’t exactly something you can pin a dollar amount to.

E così, in cima alla sua home page campeggia con quasi un tono di sfida la frase: "Available for contract work"… 

E’ strano… proprio in questi giorni molti pensieri si affollano nella mente e mi fanno rimuginare sulle mie scelte recenti, in tema di lavoro. La scelta di Cameron, sebbene lui sia una star e io un benemerito nessuno, mi aiuta un po’ a riordinare le idee.
Alla fine penso che sia giusto ciò che scrive in apertura di post, citando una massima di Michael Porter: “The essence of strategy is choosing what not to do.” Bisogna sapere quel che si vuole fare, certamente. Ma è davvero importante sapere ciò che non si vuole fare. Va bene così.

Gioia pura

Ho trovato per caso l’immagine di questa statua. Non so dove sia, nè chi sia l’autore di quest’opera.

So solo che la trovo bellissima. E’ un’esplosione di gioia e velocità allo stato puro. Non trovate?

statua_girotondo.jpg 

Cat Piano

cat piano.jpgSe qualcuno realizza un Cat Piano me lo dica, per cortesia.

In order to raise the spirits of an Italian prince burdened by the cares of his position, a musician created for him a cat piano. The musician selected cats whose natural voices were at different pitches and arranged them in cages side by side, so that when a key on the piano was depressed, a mechanism drove a sharp spike into the appropriate cat’s tail. The result was a melody of meows that became more vigorous as the cats became more desperate. Who could not help but laugh at such music? Thus was the prince raised from his melancholy. (The Kircher Society)

Tip Tap alle olimpiadi

Sono (è il caso di dirlo) agghiacciato… perdonate il gioco di parole.
Dopo aver visto tutte e tre le prove della coppia italiana posso a ragione dire che:

  1. Fusar Poli e Margaglio sono gli atleti peggio vestiti della storia totale globale dello sport. Battono perfino Milziatonte, epico pugilatore dell’Epiro, che amava cospargersi di sterco di mulo e adornarsi i capelli di brandelli di fegato di maiale. Propongo che nella loro categoria oltre al merito artistico e alle componenti tecniche si dia un giudizio pure al demente che confeziona i costumi dei pattinatori, che sono assai più trash di quelli dei ballerini di Ballroom.
  2. La Danza su ghiaccio è invece, a mio insindacabile giudizio, lo sport invernale più insulso che c’è. Batte alla stragrande lo skeleton e il biathlon e si posiziona di poco davanti alla pesca dei merluzzi da un buco nel ghiaccio a mani nude. Praticamente è la copia poco divertente del pattinaggio artistico ma, mentre i tipi dell’artistico piroettano come grilli a suon di axel, salkov e toeloop della madonna, questi baleristi delle nevi appena accennano un microsollevamento cascano per terra come delle pere cotte. In più mettono delle musiche davvero stracciamarroni.
  3. Se hanno avuto il coraggio di mettere la danza su ghiaccio ai giochi invernali è giunta l’ora di far entrare il tip tap ai giochi estivi. Io ci metterei anche sport più estremi come pernacchie sotto le ascelle, lippa e pietra salterella. Sport che meritano, senza dubbio, e per i quali la nostra patria gloriosa può vantare campioni indiscussi, anche giovanissimi. Io già me lo vedo l’ineffabile Bragagna commentare - con la sua solita competenza da manuale delle giovani marmotte - la prestazione del campione mondiale di sputazza dal ponte senza rincorsa

Calderoli, il terrore in casa

C’è pure chi lo vota, orgogliosamente. Chi è il più fesso? Scontro tra titani…
Mi chiedo se uno come lui possa provare rimorso, per le conseguenze delle proprie scellerate azioni.

Flash, senza Flash

Altro che web2.0.
Siamo arrivati a una nuova era dello scripting su web.
Si chiama Scriptio e fa cose straordinarie.

Il nuovo disimpegno

Oggi sul Corriere della sera è presente un articolo di Michele Salvati. Lettura interessante, perche Salvati rivendica contemporaneamente la primogenitura del progetto di formazione di un unico grande "partito democratico" e spiega le ragioni del proprio rifiuto a far parte dello stesso nuovo organismo politico. Non conosco così bene Salvati da poter dire se sappia scrivere bene o meno. Di certo sa supercazzolare egregiamente, infatti per due terzi di articolo non si riesce a capire perchè veramente abbia rifiutato la candidatura offerta dai DS.
Ciò che conta è che alla fine Salvati fa una bellissima rivelazione: una cosa è scrivere dalle colonne di un giornale cosa i politici dovrebbero fare, un’altra è fare il politico e quelle cose realizzarle sul serio. Salvati preferisce continuare a scrivere sul giornale.
Faccio un breve inciso. Per quel poco, pochissimo, che ho vissuto della politica in prima persona non posso dire che sia una scelta sbagliata. Il problema è che il giudizio non può e non deve essere assoluto. Salvati a suo tempo si è fatto vessillo di un disegno politico chiaro, e ora si tira indietro rivendicando il suo diritto al disimpegno. Lo trovo preoccupante.
Di cosa si tratta, in realtà? E’ la Politica (uso le maiuscole) che ha perso il suo valore o è l’Impegno Civile che non passa più attraverso la partecipazione all’istituzione repubblicana? O, ancora, dietro c’è qualcosa di più profondo e connaturato alla nostra società contemporanea, per cui la politica si fa con l’azione quotidiana, nel proprio lavoro, nel volontariato, nella vita familiare? Significative e desolanti le sue frasi conclusive:

Io ho una forte vocazione per la politica, ma scarsa attrazione (e ancor minori capacità) per la politica come professione. E questo è stato l’elemento decisivo nella scelta.

Pesto qualcuno

Le trofie e il pesto promessi da Antonio Tombolini e offerti dalla San Lorenzo sono arrivati.
Una bella e gustosa iniziativa…
Grazie ancora e speriamo non sia l’ultima!!!

Su un wiki, vengono elencati i link ai blog che parlano dell’iniziativa. La frase più divertente e arguta che si può leggere è questa:

Me lo vedo gia Beppe Grillo che chiama Casaleggio: “Belin lo voglio pure io il pesto sul blog !”

Blog Network: