Fantamarkup: scenario
Alessandro Fulciniti partecipa al gioco del fantamarkup proponendo qualche elemento che vorrebbe vedere presente in una fantomatica nuova versione di html.
A mio parere si tratta appunto di un gioco e poco più. La ricetta per il nuovo web, credo, non passa attraverso nuovi elementi, tag o attributi. Per questo esistono già i namespaces xml, i dtd e i browser (se solo volessimo considerarli per quel che sono veramente, ovvero dei motori di rendering).
Il rinnovamento tecnologico deve passare piuttosto attraverso una naturale evoluzione della concezione di markup presentazionale. E non parlo solo di progettisti e produttori. Parlo anche delle teste degli sviluppatori.
La strada in realtà è già stata tracciata da tempo immemore: XUL, MXML, OpenLaszlo…
Esistono molti esempi in cui un markup, per produrre un’interfaccia, deve essere well formed e poi compilato.
L’html no. E questo è davvero vincolante.
La palla al piede è rappresentata a mio parere da due distinti attori che si spartiscono un buon 50% di responsabilità: 1) il w3c, i cui working group sono formati da persone estremamente competenti, ma che spesso si ritrovano bloccati su discussioni accademiche (semplifico, banalizzando). 2) i produttori di browser, che temono di perdere fette di mercato osando nuovamente e proponendo tag proprietari.
A questo, come dicevo, aggiungiamo anche una certa pigrizia mentale di noi sviluppatori.
Ma la verità forse è ancora un’altra. L’html ha esaurito il suo compito naturale e così pure i suoi epigoni, per quanto buoni dal punto di vista concettuale e progettuale. Xhtml, Xforms eccetera sono destinati a diventare solo esili contenitori per qualcosa di più flessibile e immediato, usabile.
Alla fine quindi, paradossalmente, lo scenario più probabile è che gradualmente la famiglia xhtml perda di valore a vantaggio di altre proposte più basate su un concetto slegato dalla dipendenza al browser (basti pensare al futuro e atteso Apollo, ad esempio, ovvero una piattaforma che, basandosi su flash, è trasversale per OS e indipendente dai browser. Userà infatti un suo motore di rendering basato su WebKit).
A questo, infine, si dovrà aggiungere un fattore neanche troppo marginale, ovvero quello della crescente espansione dei dispositivi mobili con diponibilità di connessione a internet. Quanto insomma potrà tenere un insieme di standard de jure di fronte all’avanzata di così tanti elementi di disgregazione?
Probabilmente html, così come lo conosciamo, è destinato a morire. Il suo canto del cigno, stupendo, è stato rappresentato con il dom scripting.
Si avvicina probabilmente un ritorno alle già note ma pur necessarie pratiche di device detection, da un lato, e di massiccio uso di tecnologie proprietarie.