A Totanus in the Net è un blog sulla vita quotidiana, tra pannolini, browsers, politica, sogni e tutto quello che rende il nostro mondo il migliore dei mondi possibili. O forse no? Scritto principalmente da Matteo Balocco, con la partecipazione straordinaria, da San Francisco, di Dario Barbone.

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Fantamarkup: scenario

Alessandro Fulciniti partecipa al gioco del fantamarkup proponendo qualche elemento che vorrebbe vedere presente in una fantomatica nuova versione di html.
A mio parere si tratta appunto di un gioco e poco più. La ricetta per il nuovo web, credo, non passa attraverso nuovi elementi, tag o attributi. Per questo esistono già i namespaces xml, i dtd e i browser  (se solo volessimo considerarli per quel che sono veramente, ovvero dei motori di rendering).

Il rinnovamento tecnologico deve passare piuttosto attraverso una naturale evoluzione della concezione di markup presentazionale. E non parlo solo di progettisti e produttori. Parlo anche delle teste degli sviluppatori.

La strada in realtà è già stata tracciata da tempo immemore: XUL, MXML, OpenLaszlo…
Esistono molti esempi in cui un markup, per produrre un’interfaccia, deve essere well formed e poi compilato.
L’html no. E questo è davvero vincolante.
La palla al piede è rappresentata a mio parere da due distinti attori che si spartiscono un buon 50% di responsabilità: 1) il w3c, i cui working group sono formati da persone estremamente competenti, ma che spesso si ritrovano bloccati su discussioni accademiche (semplifico, banalizzando). 2) i produttori di browser, che temono di perdere fette di mercato osando nuovamente e proponendo tag proprietari.
A questo, come dicevo, aggiungiamo anche una certa pigrizia mentale di noi sviluppatori.

Ma la verità forse è ancora un’altra. L’html ha esaurito il suo compito naturale e così pure i suoi epigoni, per quanto buoni dal punto di vista concettuale e progettuale. Xhtml, Xforms eccetera sono destinati a diventare solo esili contenitori per qualcosa di più flessibile e immediato, usabile.

Alla fine quindi, paradossalmente, lo scenario più probabile è che gradualmente la famiglia xhtml perda di valore a vantaggio di altre proposte più basate su un concetto slegato dalla dipendenza al browser (basti pensare al futuro e atteso Apollo, ad esempio, ovvero una piattaforma che, basandosi su flash, è trasversale per OS e indipendente dai browser. Userà infatti un suo motore di rendering basato su WebKit).

A questo, infine, si dovrà aggiungere un fattore neanche troppo marginale, ovvero quello della crescente espansione dei dispositivi mobili con diponibilità di connessione a internet. Quanto insomma potrà tenere un insieme di standard de jure di fronte all’avanzata di così tanti elementi di disgregazione?
Probabilmente html, così come lo conosciamo, è destinato a morire. Il suo canto del cigno, stupendo, è stato rappresentato con il dom scripting.
Si avvicina probabilmente un ritorno alle già note ma pur necessarie pratiche di device detection, da un lato, e di massiccio uso di tecnologie proprietarie.

Enologia

Ogni weekend e’ una lotta tra me e gli importatori. Ultimamente mi trovo proprio bene con i signori di Vino! su Fillmore St e California. Barbere di prima categoria, Dolcetti, Nebbioli, Barbaresco, Ribolla Gialla, St Joseph, Gigondas etc etc… Gli ho pure chiesto se riuscivano ad avere qualche bottiglia da un produttore Monferrino che so esportare in Oregon. Loro si sbattono, forse ce la faranno e io sono felice. Piccolo idillio in un mondo fatto di wineries in stile Gardaland, Chardonnay che puzzano di tonno e rossi gasati di sulfiti da mal di testa. Un giorno poi, provo a cercare una chicca, un Verduno D.O.C. Basadone (uva pelaverga piccolo in purezza). Telefono a Los Angeles all’importatore, che rimane stupito e poi mi dice:”Guardi, quei vini li’ non li importo neanche, tanto non li capisce nessuno, arrivederci”. Quindi lo sanno che hanno ancora la bocca giovane, che pochi apprezzano il vero bouquet di un vino. Ma allora perche’ me lo fate pagare un salasso il vostro vino Californiano che a me sembra tutto uguale? Tranne le bottiglie da 50$ ovviamente… Vi do la mia interpretazione. Hanno solo vigneti internazionali (Merlot, Pinot, Cabernet, Chardonnay etc etc) una terra abbastanza vergine ed un quintale di sole dappertutto, quale carattere volete che esca da poche variabili cosi’? Un succo d’uva che va raddrizzato il piu’ possibile col legno e con mille sforzi che vanno pagati. E infatti i nostri produttori ora si concentrano sull’?identità. Da Slow Food: “il vino è una perfetta metafora della società postindustriale, in cui ciò che prevale è la necessità di costruire e attribuire senso, è necessario far emergere il suo legame con il territorio, la storia e la gente che lo produce. La comunicazione non va più incentrata sulla qualità, un valore che ormai si dà e si deve dare per scontato, ma sulle caratteristiche che rendono ogni vino ciò che è”. E ancora Petrini: “la globalizzazione, portando alla ribalta i produttori del nuovo mondo, che producono massivamente un vino senza storia e senza personalità e vendono quantità industriali (nella  duplice accezione, letterale e figurata) di vino a basso costo, ci ha  condotti a un bivio. Ora bisogna scegliere: la strada della produzione industriale e dei trucioli o quella della qualità sincera e della fedele identità?”.
Ho iniziato ora ad apprezzare le produzioni intorno a Portland (OR), poco famose da noi, ma molto piu’ vicine al gusto Europeo secondo me, vi faro’ sapere. Nel frattempo, tremiamo tutti per l’avanzata Cinese.

La tubettana

La tubettana è una danza.
L’ha inventata Giosuè.
Si danza sul suo letto, alzando le braccia all’altezza delle spalle, saltando alternatamente sulle gambe e gridando ritmicamente:
“La tubettana! La tubettana! La tubettana!”
Sembra incredibile, ma in pochi istanti la tubettana diventa un mantra che si impossessa dei tuoi neuroni e diventa impossibile da scardinare.

Risacca 2.0

E’ ora.
Dopo l’onda ubriacante di novità che ci ha travolto per più di un anno, eccola.
La risacca del web 2.0.
La chiamo risacca perchè, come quella del mare, lascia un momentaneo ma chiaro vuoto.
E’ successo nel corso degli anni per il layout a tabelle, per il dhtml, per il tableless layout, per il dom scripting.
Succede ora.
Da un po’ di tempo infatti ormai tutto tace. Niente di veramente nuovo all’orizzonte.
Ma è questo il momento in cui l’occhio deve farsi più attento.
Tornerà un’altra onda, a breve. The big one.

La piccola campana di vetro

Oggi, dopo più di tre anni, ho comprato un puzzle.
Questo.
Un puzzle piccolino, ma non credo di poter rischiare di più, con la belva scatenata in libertà durante il giorno.
I puzzle sono sempre stati la mia piccola campana di vetro, un angolo privato di concentrazione e di relax.
Non so se potrò completare questo, se mi sarà concesso, ma sono contento di averlo già iniziato.

Se la mucca fa MOO

totanus_moo.jpgSono arrivate le mie Moo Cards.
Debbo dire… proprio carine.
Buona la consistenza della carta, buona la qualità della stampa… tutto molto bello.
Solo un dubbio… Perchè hanno stampato solo 3 modelli su 5?

Dia de los muertos

2 Novembre, giorno dei morti. Noi andiamo al cimitero, deponiamo dei fiori e ricordiamo i nostri cari, l’ho sempre trovato un rituale scontato e mesto. I messicani invece fanno una festa che assomiglia al carnevale. 8 di sera, Mission district (quartiere Messicano a SF), tutti vestiti da scheletri e mortacci vari, tamburi, bande chiassose, processione di candele coloratissime, fiori sgargianti, petardi. Tutti a festeggiare per le strade con le immagini dei propri cari defunti. Devo dire che l’emozione e’ stata forte e l’ottimismo di questo popolo nei confronti di qualcosa che da noi si ritiene spaventoso e oscuro, mi ha illuminato. I bambini ridono, colorano dei teschi di zucchero (calavedas de la muerte) e tutto risuona di normalita’. Qui alcune foto dell’anno scorso.

Il tetto di vetro

Vi segnalo il post di Enrica che partendo dall’attualità della discussione sul velo approda infine a un tema a parer mio ben più importante e stringente.
Si tratta del cosiddetto “tetto di vetro”, una barriera invisibile che costringe la donna (quella emancipata occidentale) a ruoli subordinati e mal retribuiti rispetto al pari grado maschile.
Mentre in Spagna (tanto per cambiare) c’è pure una legge al riguardo, non mi sembra che ci siano molti politici italiani pronti a dimenarsi scompostamente per migliorare le cose.

Bye bye russian chips…

Una ottima notizia. Maledetto il concetto del “tutto e subito”.

Fisica spiccia

Per due giorni consecutivi ho deciso di riaffondare gli occhi nella TV italiana e mi sono affidato alle registrazioni di Blob, Report, telegiornali e stralci di trasmissioni prese a caso dai vari siti delle emittenti private. Dopo un anno e mezzo di digiuno totale mi sono ritrovato con un compassionevole stato d’animo per lo più volto al disgusto. Luttazzi avrebbe definito tutto con un secco “Disgustorama”. Bene, mi sono ricordato un concetto di fisica, che il buonanima Professor Guyot, al Liceo, mi aveva delicatamente spiegato e ora capisco la grande verità celata al suo interno: l’energia totale dell’universo è costante e l’entropia totale è in continuo aumento.
Certo è che l’impressionante rete di opinioni, argomenti, soggettività e mancanza di grandi prospettive mi sembra abbia raggiunto livelli incontrollabili.
E’ abbastanza deludente come l’incremento esponenziale delle possibilità mediatiche e di confronto coincida con un’antitetica incapacità di comunicare.
Non so cosa pensare.

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