A Totanus in the Net è un blog sulla vita quotidiana, tra pannolini, browsers, politica, sogni e tutto quello che rende il nostro mondo il migliore dei mondi possibili. O forse no? Scritto principalmente da Matteo Balocco, con la partecipazione straordinaria, da San Francisco, di Dario Barbone.

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Le primarie

Ho letto il post di Gigi, di Leonardo, di Massimo.
Io non andrò a votare alle primarie del PD.
Anzi, credo che il modo in cui sono state organizzate obblighi chiunque desideri “non fare l’ignavo quando c’è il tentativo di cambiare concretamente le cose” a rifiutarsi di prendere parte a questa farsa.
Perchè le primarie altro non sono che l’ultima richiesta delle grandi correnti di partito di farci fare da silenziosi e rassegnati notai delle loro decisioni.
Sono questo e nulla più.
L’unico modo per cambiare è dare un messaggio di non adesione a questa logica del io decido e tu mi dài ragione.
Poi alle politiche, quando sarà ora, ne riparleremo (ma se va come andrà, c’è poco da stare allegri).

Federico Fasciaining

La cosa più spaventosa dell’articolo sui blogger comparso sul Corriere Magazine è sicuramente l’aver scoperto la vera natura JackNicholsoniana di Kurai.
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Gigitaly by Skype

Sarà una cavolata, visto che volendo c’è il telefono.
Eppure la conversazione di stasera con Gigi, via Skype, è stata emozionante.
Questa presenza immateriale - vecchia ormai decine d’anni - che chiamiamo internet trova sempre nuovi modi per stupirmi.

(ah, e Gigi, domani… vedi di vincere!)

Ecco perchè mia moglie non deve fare la spesa

Voi comprereste del “lardo magro”?

Unexplainable

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Se pensate di poter smentire battete un colpo nei commenti…

(via)

Il ritorno del moralista

Avrete abbastanza palle da boicottare le Olimpiadi di Pechino rinunciando alla loro visione?
Secondo me no. Ma sarebbe da fare.

Prove tecniche di abbattimento

Ci sono diverse cose interessanti da dire riguardo al thread su BlogBabel e al fenomeno PimpMyFeedBurned.

Riassumendo velocemente la situazione, qualche giorno fa è emerso che alcuni blog presenti nel database di BlogBabel avevano un dato relativo a FeedBurner fuori scala.
Si trattava nella fattispecie dei blog di Grillo e di Tessarolo. Il fatto era dovuto all’inserimento dei feed dei due blog nella barra di Coolstreaming.
Questi dati, ritenuti falsati, hanno spinto Ludo e soci prima ad azzerare i valori (per il solo Tessarolo) e poi a escludere completamente FeedBurner dal conteggio della classifica.
Da quel che ho capito questa variazione di conteggio era già stata prevista, ma la situazione ha imposto un’ulteriore accelerazione.
Da questa vicenda sono nate alcune polemiche iniziali, innescate soprattutto da Andrea Toso, che non ha nascosto la sua indignazione per il trattamento di sfavore subito dall’amico Tessarolo, con il quale condivide un percorso comune nel progetto N3tV.
A seguire ne è arrivata un’altra, legata al fatto che il dato di FeedBurner può essere facilmente falsato attraverso un semplice trigo-trago. Tony Siino allora, concorrente di BlogBabel con un’analoga classifica, basata però sui soli dati di Technorati, ha creato una mini applicazione che consente agevolmente il pimping del proprio feed su FeedBurner e l’ha chiamata provocatoriamente Tessarolizr.

Faccio ora un altro passo indietro.
Ho sempre ritenuto BlogBabel un gran bel progetto. Ritengo che lo sia tutt’ora. Cercate nell’archivio del mio blog (chiavi Ludo e BlogBabel).
Da subito ho appoggiato il lavoro di Ludo con le mie indegne idee e, per breve tempo, facendo parte del team di editor. Per dire, fui io, insieme a Luca Conti, a spingere perchè Ludo introducesse nell’algoritmo di valutazione anche il famigerato FeedBurner che, a tutt’oggi, resta l’unico indicatore relativo agli abbonati ai feed rss, cioè allo zoccolo duro dei lettori di un blog.
In quel periodo iniziale di BlogBabel ho potuto conoscere il carattere forte, impulsivo e, in certa misura autoritario, di Ludo. Non è obiettivamente facile rapportarsi a lui, come spesso accade con le persone davvero valide e con una forte personalità. A un certo punto ci siamo anche scazzati vicendevolmente, ma questo non mi ha allontanato dallo stimare lui e dal considerare BlogBabel come una potenziale grande risorsa per il web italiano, tant’è che siamo sempre rimasti in contatto e che non ho rinunciato a disturbare lui e il team con i miei consigli non richiesti.
Il team, dicevo. Infatti, bisogna farlo presente, accanto a Ludo lavorano per
BlogBabel una decina di collaboratori volontari, tra editor e
programmatori. E nella lista interna il confronto non manca ed è sempre
serrato, mirato al miglioramento dell’applicazione.

Tornando al caso Tessarolo, forse proprio in virtù del fatto che riguardava una mia proposta, mi ha spinto a riprendere con forza la collaborazione con Ludo, e alla fine ha deciso di reinserirmi tra i credits del sito in qualità di brainstormer, qualsiasi cosa voglia dire.

L’unica cosa che gli ho detto in realtà e stata che BlogBabel, come classifica pubblica, deve morire. A mio parere Ludo dovrebbe secretare l’algoritmo e rendere pubblico solo un dato aggregato e privo di riferimenti esterni, esattamente come fa Google con il suo PageRank. Al posto della classifica BlogBabel dovrebbe spingere sui servizi di zeitgeist, di ricerca e di aggregazione, basandosi soprattutto sul suo vero asso nella manica: la redazione di editor.
La classifica pubblica scatena solo i bassi istinti, lascia spazio a discussioni prive di valore, tanto più che nessuno ha davvero mai costruito sul ranking di blogbabel una vera forma di business. Anzi, al contrario, la classifica ha scatenato negli ultimi mesi una ridda di contest, memi, che hanno rappresentato una vera e propria forma di spam.
Il valore (e so che anche l’obbiettivo) di BlogBabel è sempre stato un altro e riguarda l’opportunità di focalizzare l’attenzione sulle conversazioni di una determinata comunità linguistica (e anche qui a suo tempo sono fioccate le critiche sulla scelta di filtrare per lingua). Ricordate la presentazione al barcamp di Torino?

Chiusa questa lunghissima ma doverosa parentesi, vorrei portare l’attenzione sulla gestione della crisi della classifica, che è stata - a mio parere - disastrosa e spinta soprattutto dal lato emotivo piuttosto che da quello razionale.
Innanzitutto è stata una mossa avventata, azzerare immediatamente i valori di Tessarolo.
Se viene segnalata un’anomalia pesante come quella occorsa, la cosa migliore è stare comunque fermi per un certo periodo, senza prendere alcuna decisione. Nel frattempo si analizza, si sentono i pro e i contro delle varie proposte di miglioramento, si neutralizza con la totale indifferenza ogni provocazione o critica priva di valore aggiunto.

L’azzeramento dei valori di Tessarolo ha generato poi altra polemica, gestita anche questa, da un lato e l’altro, con toni da flame (io tra l’altro vorrei che ci soffermassimo per un momento sul tema: l’azzeramento dei dati di feedburner di un blog, siamo pazzi? Echissene, dicono a casa mia.).

Insomma, anche se la mossa alla fine migliore, ovvero l’estromissione di FeedBurner del conteggio, è stata presa in tempi più ragionevoli, l’escalation è stata inarrestabile e ora in molti pontificano mettendo in dubbio, spesso molto maleducatamente, una cosa assurda quale l’attendibilità di BlogBabel.
Attendibilità di cosa, di grazia? L’algoritmo è pubblico, i dati sono esposti sia in maniera aggregata che dettagliata. Ci sono pure delle API (anche lì fior di polemiche) per estrarre rielaborare i dati.
Qui siamo di fronte all’azzeramento collettivo del cerebro. Le energie devono essere usate per altro!

Insomma, se da un lato mi auguro che presto BlogBabel smetta i panni stretti, scomodi e logori della classifica e metta quelli belli e utili del servizio social, dall’altro spero che il team inizi ad adottare strategie di comunicazione non meno trasparenti, per carità, ma almeno meno immediate e impulsive.

Sarebbe un vero peccato perdere l’occasione di un’applicazione web italiana (e di un sistema di aggragazione misto macchina/redazione) davvero unica e utile.

(Attenzione, occhio al tono e ai contenuti dei vostri eventuali commenti, siete ospiti nella mia personale dittatura e quindi mi riservo di decidere cosa lasciare pubblico e cosa no. Fate i bravi.)

Oggi è un giorno assai special

Se pensate che la campagna Dove sia azzeccata (io credo piuttosto che sia mistificatoria e in malafede), probabilmente non avete visto mai le pubblicità tra i cartoni animati alla mattina. Il condizionamento delle nostre figlie sui presunti valori di bellezza, di moda, di posizionamento sociale, inizia da quei 5-10 minuti - incontrollati - di follia comunicativa.

La collana di giochi BarbieGirl mi presenza in rapida sequenza tre prodotti:

  1. Barbie fiori d’arancio (Oggi è un giorno assai special!). La realizzazione della fanciulla è nel matrimonio con un bel manzo, l’anello, la torta, il bouquet. Che bello.
  2. Barbie bella addormentata (Il principe le dà una rosa e le dice che è la più bella!). Figata! Il principe azzurro mi ha scelto!
  3. Barbie top model. Tre, scusate il termine, crocs truccate come nemmeno Moiraorfei® che sciabattano sulle passerelle di mezzo mondo.

Poi c’è Pollypop disco (la barbie junior) che giustamente, essendo preadolescente, va in disco (Cambiano colore pure i suoi capelli! stickez)
Poi ci sono le Glam (Very special ordinari girl!) le bambole con le gambe lunghe e un set di calze sconfinato…
E le Bratz, che sono chiaramente deformi a causa delle troppe operazioni di chirurgia estetica (assomigliano tutte un po’ a Tori Spelling.)
E le Winx. Dio benedica pure l’america ma almeno stramaledica le Winx, anche perchè sono un prodotto nostrano.

Ma non è finita, vuoi mica metterti delle scarpine normali, no? No. Devi metterti le lellikelli che sbarluccicano e che ti regalano (solo loro!) il lucidalabbra, lo specchio, i brillantini.
Così sei trendy.

Di Sbrodolina Ballerina non c’è traccia… Mah…

(Per i maschi invece nessuna novità. Al 99% sempre roba per parciarsi di botte, grazie al cielo!)

Scorrevolissimo

Sbiancol lava più bianco, lo so perchè il suo AD, molto simpatico, mi ha ospitato a Camaldoli all’aperitivo sul tema “A mano è sempre meglio”.
Pensavo di trovare in quell’occasione anche Mafe e Vanz, ma stranamente non li ho visti. Boh!

Interrogativi

L’evento in sè è meritevole e lodevole.
Un edificio storico di Vercelli viene recuperato e riproposto alla cittadinanza, dopo un’opera di riqualificazione architettonica. Al suo interno vengono collocate per una mostra temporanea, opere uniche, provenienti da varie collezioni Guggenheim.
Finalmente anche Vercelli entra nel lucroso circuito delle mostre temporanee (peraltro con un ritardo di diversi lustri rispetto ad altre citta come Treviso, Brescia).
Bravi tutti quindi?
Beh, no. Senza voler mancare di rispetto ad alcuno, sia ben chiaro.
Perchè il maggiore evento artistico a Vercelli negli ultimi anni, giustamente sbandierato dalla giunta Corsaro da mesi, ha una comunicazione web degna nemmeno del dopolavoro ferroviario?
Rimango sempre sconvolto da queste cose.
Chi cerca informazioni sulla mostra va su internet e cosa trova? Un sito qualitativamente scarso e con contenuti approssimativi.
Probabilmente il sito fa parte di un pacchetto preconfezionato da Giunti Arte mostre e musei, che ha curato la comunicazione dell’evento.

Inesistente la cura grafica, i loghi sono stati ridimensionati senza antialiasing e a volte sono addirittura illeggibili.
Tristissima la pagina Partners, in costruzione (!), con due loghi buttati lì.
I link non sono coerenti. Per i biglietti, cliccando sulla barra in alto si finisce sulla home page di Ticket.it, cliccando invece dalla parte centrale della pagina contatti, si finisce su una pagina inesistente (!).
Infine con Firefox, alcune pagine si vedono proprio malaccio.

Ovviamente voi sapete che io lavoro in una web agency vercellese, ma non è questo il punto. Mi interessa fino a un certo punto che il lavoro sia stato dato fuori, magari a Firenze. Parlo da cittadino.
Davanti a un bel sito, chiaro e completo, non si dice nulla. Una buona comunicazione aiuta attivamente al successo (e alla replicabilità) dell’iniziativa.
Davanti a un sito squalificante invece, c’è il dovere di chiedere conto di un’occasione perduta.

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