Mi ronzava in testa da qualche giorno…

Se volete farmi del male, posso capirlo…

Se volete farmi del male, posso capirlo…
Sembra che l’oscar al miglior cortometraggio d’animazione sarà combattuto, quest’anno.
Molti danno per favorita Madame Tutli-Putli.
Il discorso iniziato con il post precedente prosegue in questo, anche se con diverso registro.
Anche io aderisco alla campagna Riparliamone.
(via Malvino, che sfoggia una delle migliori tagline che abbia mai letto: “se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo“)
Crollo delle borse? Crisi di governo?
In prospettiva quello che mi scuote maggiormente è ciò che sta accadendo a Milano nella quasi più totale indifferenza.
E quando le cose peggiori accadono nel vuoto pneumatico delle nostre coscienze, o peggio, quando addirittura sembrano sensate ai più, significa che siamo sull’orlo del baratro sociale.
Le nostre azioni e le nostre scelte, come le scelte dei nostri
governanti, non hanno più il pudore nè il timore delle proprie
conseguenze.
Liberi tutti, si salvi chi può.
Ma così si affoga tutti, più o meno lentamente.
E se non si muore fisicamente, ci pensa la nostra etica, a schiattare…
Mi rendo conto che questo post abbatterà sensibilmente il livello medio della decenza del blog, eppure voglio lasciare testimonianza scritta del fenomenale uno-due che mi è capitato di sentire alla tv, questa sera, nel giro di soli cinque minuti.
Ore 21.20, RaiTre, Mi manda RaiTre. Vianello sta per cedere la parola a un’ospite collegata dagli studi di Milano: “Ma sentiamo cos’ha da dire al proposito la signora Tosca, Tosca Pellato!”.
Ore 21.25, Rete4, Anna and the King. Il re presenta alla maestrina, interpretata da Jodie Foster, i suoi figli: “…e questo è il primogenito. Il principe Chulolongo“
(Scopro grazie a IMDB che il nome originale è Chulalongkorn)
Se non fosse stato per Luca mi sarei perso questo splendido servizio del TG2.
Illuminante.
Ragazzi, per il Touch, per ora, è sempre meglio fare un bel jailbreak, e sopra poi giochi con Labyrinth, ascolti con TuneWiki, guardi le foto con PhotoBoard, leggi gli eBooks con Books, twitteri con Twitterrific, fai liste con ToDoList, hai l’accesso SSH e cose così, insomma.
20 sacchi, vergogna Steve, vergogna.
Perchè rinunciare a Feedburner o a Gmail?
Non si tratta di un atto radicale o fondamentalista.
Ho deciso semplicemente di intraprendere un percorso e vedere passo dopo passo il tipo di effetto che fa.
Ovviamente non è che uno si alza la mattina e dice basta così, ora la faccio finita con tutti i social network.
Non avrebbe senso, e infatti non ho scritto questo.
Diciamo che in ballo ci sono una serie di fattori.
Sulla gestione della propria identità digitale ho già scritto, ma è bene ripetere. Per quanto possibile d’ora in avanti cercherò di fare in modo che la mia identità digitale venga gestita, emanata, consultata solo facendo riferimento a domini in mio possesso. Punto. Insomma, la questione primaria e che sento come personale e non come assoluta (tant’è che ho scritto che continuerò a usare i servizi 2.0 per i progetti professionali) è che non desidero più avere intermediazione nella definizione di ciò che attiene alla mia persona sulla rete.
Perchè? Perchè non sono così sicuro che il prezzo che pago per i servizi che fin’ora ho usato sia congruo.
Prezzo? - dirai. - Son tutti servizi gratuiti!
Prezzo, dico io. Non sono gratuiti. Li pago ogni giorno con la moneta meno sonante ma altrettanto preziosa delle informazioni relative ai miei gusti, le mie relazioni, le mie competenze.
Magari pensi che sia un prezzo congruo, e per un po’ forse l’ho pensato anche io ma ora non ne sono più così convinto e quindi ho deciso di invertire la rotta, almeno per il momento.
Il capitolo relativo alla salvaguardia dei propri dati privati e/o pesonali si spiega bene fin dal suo titolo e non ho intenzione di scrivere poemi al riguardo. Un po’ mi ha colpito la disavventura occorsa a Winer Scoble. Un po’ mi son detto che il vecchio adagio “Fidarsi è bene…” è stato coniato per qualche ragione.
Del resto ultimamente leggo nella frase “Don’t be evil” una certa sfumatura ironica e il tono di uno sberleffo. Mi sbaglierò.
L’ultimo punto riguarda invece un discorso un po’ ampio e che io stesso non ho ancora ben chiaro ma su cui sto cercando di formarmi un’opinione. Negli anni ‘80 le tv commerciali hanno conquistato un’enorme fetta di potere, ricchezza, influenza grazie al fatto che non siamo riusciti, collettivamente (e quindi singolarmente in prima battuta) a vedere in esse altro che il lato positivo, ovvero lo svincolamento dalla tv di stato, politica, ingessata, burocratizzata. Cosa hanno portato di negativo, cosa ci hanno tolto attraverso la promessa di nuovi e più bei contenuti? Non era importante allora, ma la differenza la scontiamo oggi.
Ora guardo l’innamoramento di una generazione per la forza aggregante dei sistemi sociali di rete e mi pongo un’unica domanda: se siamo noi, ora, ad avere la possibilità di produrre contenuti, intrattenimento, conoscenza, denaro, perchè doniamo ad altri una parte così consistente, come è il controllo, di questa ricchezza?
E poi, devo dire, da quando uso alcuni di questi servizi web, per quanto belli, non mi sento più soddisfatto come prima. Prendiamo gReader, a esempio. Se qualche post mi colpisce o mi interessa mi limito a cliccare sul pulsante “share” e lo salvo in una lista che chissà quando andrò a rileggere. Prima scrivevo un post. Analizzavo, provavo, rielaboravo. Vuoi mettere?
La mia scelta ha un costo, ovviamente. Anche questa non è gratuita. Il rischio di perdere lettori cambiando feed, il rischio di avere più spam usando la posta su totanus.net (appena l’attiverò), letture meno intuitive degli rss abbandonando gReader, ecc. ecc.
Ma è uno di quei costi che mi sento di affrontare.
(Come quando ho smesso di fumare? Uh, quanto mi piaceva fumare…)