Acido lattico
Cosa non mi convince di questa sedicente e presunta campagna di marketing non convenzionale?
Innanzitutto arriva tardi, estremamente tardi. A distanza di diversi anni dall’esperienza delle chiavi smarrite di Lancia Ypsilon. Pertanto è vecchia (=convenzionale) e un po’ sa di stantìo. Comunque sia, passi.
In secondo luogo trovo estremamente inadeguato - proprio perchè ormai inattuale - delegare tutta la comunicazione a un oggetto di piccole dimensioni, che avrà poche possibilità di circolare tra più di una o due persone (e neppure per forza in target). Ma hanno fatto 16.000 anelli e quindi passi anche questo.
Poi mi chiedo dove stia la metrica in grado di verificare la conversion rate, come possa essere monitorata (vogliamo raggiungere i 16mila accessi al sito web?). Transeat.
Infine però, imperdonabile, questa campagna per il latte sa pure di plasticaccia, come la classica coscetta di pollo finta per i cani. La plastica, nella fattispecie, è rappresentata dalla fascetta di carta con la terribile frase “Scegli le cose che durano di più”.
Ora, se la natura (e la forza) del guerrilla marketing sta in buona sostanza nello scardinare le difese innate del consumatore usando la logica del cavallo di troia, in questo caso invece, grazie proprio alla fascetta, possiamo dire che il cavallo è andato a troie. (Ma ho il sospetto che la fascetta sia stata voluta dal cliente per non rischiare che l’anello non fosse visto, sciagura!)
Occasione persa, anche se probabilmente tutti sono molto soddisfatti. Magari mi unisco anche io ai complimenti.
Il punto però è che guerrilla marketing, da noi, corre veloce. Troppo. Gira in tondo.
Ora, forse, dovrebbe riposare e lasciare assorbire l’acido lattico in eccesso.