Celeste

by Matteo Balocco

La sabbia di Alassio non è cambiata da venticinque anni a questa parte.
E’ ancora morbida, ma consistente, sotto i piedi.
Non è come quella di certe spiagge del sud Italia: acqua cristallina ma sabbia impalpabile, polverosa, che non te ne fai nulla, puoi giusto metterne un po’ in un barattolino per ricordo.
Quella di Alassio è diversa.
Per certi versi è una sabbia che dà soddisfazione, una sabbia con cui è bello giocare.
Castelli, sculture, pozzi…
Piste delle biglie.
Per la traccia di solito si usava il sederino di una bambina.
Quasi sempre era Melania a prestarsi per la parte. E io quasi sempre la tiravo. Insieme disegnavamo l’anello tortuoso.
Melania con le lentiggini e con gli occhi verdi, profondi. Melania col suo leggero strabismo.
Strabismo di Venere, diceva.

Biglia rossa, Ferrari, manco a dirlo.
Gialla, Renault.
Bianca, Brabham.
Verde, Tyrrell.
Nera, Lotus.
Arancione, AlfaRomeo, chissà perchè poi…
Infine celeste… Melania.

Melania amava quel colore e voleva sempre usare quella biglia. Era pure brava, talvolta vinceva.
Di norma io prendevo la Tyrrell, ma quella volta per qualche motivo ci ritrovammo a contenderci la sua biglia.
2 piloti per una sola monoposto.
Giocai io, quella volta. Non ricordo il risultato finale, ma ricordo bene che avevo un tifo speciale a sostenermi.
Ma io ero un bambino timido…

Venticinque anni dopo sono tornato per una mattina in quella stessa spiaggia di allora.
Mentre giocavo nella sabbia con Giosuè l’ho vista avvicinarsi incuriosita.
Incredibile come per certe persone il tempo non esista.
Melania dalle lentiggini e gli occhi verdi, un po’ strabici.

Parlammo per pochi minuti.
Fui rimproverato perchè troppo timido, manco a dirlo.
E poi qualche frase sulle nostre vite, i nostri amori, i figli.
Infine i saluti.

Giosuè indaffarato con paletta e secchiello sembrava interessato a tutt’altro.
Poi lo vidi alzarsi di scatto con qualcosa in mano e correre verso di lei.

Era una vecchia biglia, presa da un mucchietto trovato in casa.
Una biglia celeste.