Connesso sempre, raggiungibile (quasi) mai
Da qualche settimana sto sperimentando felicemente un nuovo approccio alla comunicazione digitale. Si tratta di una trasformazione minima dal punto di vista delle abitudini ma enorme come impatto sociale. Questa trasformazione, che posso definire a tutti gli effetti una specie di nuova presa di coscienza nelle mie interazioni sociali, è resa possibile essenzialmente da due strumenti.
Il primo è l’iPod Touch, il secondo è il mio cellulare rotto.
In realtà, prima che la bava corrosiva di Gemma ghermisse definitivamente il mio vecchio cellulare, ero alla ricerca di uno smartphone. Qualcosa insomma che mi consentisse al contempo una connessione continua e costante con internet e che contemporaneamente mi offrisse reperibilità e possibilità di contattare telefonicamente la mia rete di contatti.
Sempre connesso, sempre raggiungibile.
Il guasto irreparabile del telefonino invece, mi ha prima portato qualche scomodità, specialmente nel momento in cui mi trovavo nella necessità di chiamare qualcuno, ma mi ha fatto alla lunga comprendere il livello di stress indotto dall’essere sempre reperibile direttamente, senza filtro.
L’acquisto del Touch non è collegato in alcun modo al problema del cellulare. Avevo infatti comprato il Touch essenzialmente per vedere le mie serie tv e le partite di rugby.
Ma questo aggeggio infernale ha anche un’antenna wifi e un browser integrato e tanto mi basta per controllare posta e rispondere, se e quando voglio io, ovunque ci sia una connessione senza fili a internet.
Devo dire, vivo estremamente più rilassato.
Ora ho comprato pure un cellulare tanto economico quanto inusabile, il Motorola Motofone F3. Una baracca, ma dal design carino.
E’ davvero inusabile, con un’interfaccia che definire delirante è un eufemismo. Ma l’ho comprato sapendo quello che facevo.
Infatti è sempre spento. Lo accendo se devo chiamare qualcuno e poi lo spengo nuovamente.
Insomma, ho deciso che cercherò di essere connesso sempre, raggiungibile quasi mai.
Vediamo se dura.
Ora subentra però un altro problema. Non concepisco più zone non coperte dal wifi, specialmente se si tratta di luoghi a me particolarmente familiari: casa dei miei, di mia nonna, dei miei suoceri. Possibile che non siano coperte? Possibile.
Ma questa è un’altra storia…
Dicembre 7th, 2007 at 00:24
[...] Totanus: Ora subentra però un altro problema. Non concepisco più zone non coperte dal wifi, specialmente se si tratta di luoghi a me particolarmente familiari: casa dei miei, di mia nonna, dei miei suoceri. Possibile che non siano coperte? Possibile. Ma questa è un’altra storia… [...]
Dicembre 7th, 2007 at 14:18
Mi aggrego a Luca, anche io vado (oramai) in crisi quando non trovo un wifi in un posto dove DOVREBBE esserci! Ma in compenso ho sempre con me: Ipod Touch (prima un palmare wifi), telefonino gprs/umts/hsdpa e auricolare gps (non si sa mai!), la posta la controllo ogni 10 minuti, ed ho quasi sempre aperto il “wireless village” per rimanare in contatto. Quasi da ricovero .. ma non reco disturbo
Ciao.
Giugno 8th, 2008 at 15:58
Io ho un cellulare preso con i punti dopo che mi hanno rubato un motorola, che come il tuo, era molto carino e inutilizzabile. Ho la rete wireless da circa un mesetto, e l’adsl con linea ‘veloce’ dallo stesso mesetto. Non mi va di essere schiava di aggeggi che dovrebbero essere mezzi e non fini per la mia fine. Me lo rimarco quando accendo msn, icq o quella roba là! Però mi chiedo, se tutti facessero come te? Come contatteresti gli altri nel momento in cui tu hai bisogno? Insomma forse la soluzione non è temporaneamente giusta..ma secondo me il buon senso, come per tutto, basterebbe.
Giugno 8th, 2008 at 15:59
ah volevo dire …E’ temporaneamente giusta! …viva la rilettura!