Del patrimonio e del mainstream
by Matteo Balocco
Prendo spunto da un post di Federico Fasce (che in parte mi sento di contestare) per riprendere un paio di concetti che già avevo abbozzato durante le discussioni in coda agli interventi di Mafe e Federico stesso a Milano e di Antonio Sofi a Torino.
Con Mafe si discuteva a proposito di user generated entertainment, con Federico di relazioni e interconnessioni, con Antonio di modalità di discussione e interazione.
Allora avevo parlato di blogger mainstream, piuttosto che di blogstar, riferendomi a un ben definito gruppo di individui, un gruppo limitato, che ha in gestione un enorme patrimonio di visibilità e credibilità, in parte sicuramente meritato sulla base dei contenuti pubblicati nel corso del tempo, in parte acquisito grazie alla capacità di essere first comers.
Questi blogger hanno inoltre un’altra importante e preziosa caratteristica: rappresentano il ponte di cristallo tra la blogstellazione e il mondo fisico dei media e dell’informazione: un fenomeno che nasce in rete, per quanto dirompente, non esiste sul resto dei media (e quindi nel mondo reale) fino a quando non viene ripreso e ripropagato da uno o più di questi blogger. Da quel momento, e solo da allora, è lecito mettere in conto possibili servizi sui tg, articoli sui quotidiani o sui settimanali.
Se consideriamo quindi la rete dei blog italiani come una costellazione, questi blog hanno una massa maggiore e una forza d’attrazione più potente rispetto agli altri. Questa forza d’attrazione non riguarda unicamente la possibilità d’influire sull’interazione col mondo fisico dell’informazione, ma soprattutto vincola e modifica la naturale struttura delle relazioni e delle discussioni all’interno della costellazione stessa.
Infatti le conversazioni, che avvengono normalmente attraverso l’espediente dei commenti, tendono a concentrarsi naturalmente nei nodi a maggior traffico e non in quelli dove la discussione ha avuto origine. Questo accade solitamente a prescindere dalla qualità del post del blog mainstream, sia esso di natura critica oppure una semplice segnalazione.
Come influisce questa dinamica nella definizione degli equilibri all’interno della costellazione? Influisce nei termini dell’attribuzione della visibilità e soprattutto della credibilità, penalizzando in minima parte i new comers.
Il link di citazione rimane sempre la base nella gestione corretta delle relazioni, ma se il centro focale della conversazione rimane a un link di distaza da dove essa si è generata, il vantaggio per chi ha prodotto il contenuto (e il valore a esso connesso) viene fruito di riflesso e comunque non appieno.
Viene alimentato insomma un fenomeno di acquisizione gerarchica della fiducia.
Il new comer ha quindi poche speranze (deputate alle visite occasionali attraverso motore di ricerca) per acquisire da solo, con le proprie forze, visibilità, credibilità e fiducia, nei confronti di altri blogger, ma può invece sperare nell’acquisizione di fiducia nei confronti dei blogger mainstream, e a partire da essi, scalare.
Pertanto ciò che scrive Federico riguardo alla democraticità della rete e dell’accesso all’èlite distribuita non è del tutto vero. In realtà la tecnologia ci offre almeno uno strumento, incompleto, per contrastare il fenomeno di vampirizzazione (inconsapevole?) della webcredibility a opera dei blogger mainstream. Si tratta del trackback, che peraltro viene usato pochissimo e male.
Magari un corretto uso di tag e trackback potrebbe ovviare il problema. Ma è soprattutto la modalità di interazione dei singoli partecipanti alla conversazione che deve modificarsi, se vogliamo che la costellazione stessa abbia le caratteristiche delineate da Federico.
In mancanza di questo, la costellazione non sarà nient’altro che un altro specchio della nostra organizzazione sociale.
Technorati Tags: blogstellation, blogstellazione, kurai, mainstream, totanus, blogosfera, credibilità, fiducia
Altri pareri di altre persone
Non ho sviluppato a sufficienza l’argomento. Concordo con la tua osservazione, le modalità di emergenza sono abbastanza complesse. In questo senso vedo molto bene anche strumenti come technorati blog reactions, che permettono di traacciare più facilmente le conversazioni.
Detto questo, pur condividendo la dinamica che tu hai descritto, non penso che essa sia sufficiente a contrastare l’emergenza delle voci interessanti. Dopo un certo numero di volte che il tuo post è stato citato a proposito la gente inizierà a seguire quel link di distanza. Devi pensare al fenomeno nella sua totalità e non in un caso specifico. È naturale (e auspicabile) che non basti un post interessante per arrivare a diventare un hub.
Per finire, non è proprio quello il punto che mi interessava. Il punto è, secondo me, che questa élite non mette barriere all’entrata proprio perché se lo facesse perderebbe enormemente valore. Mi spiego: quel post ripreso ha generato una conversazione. Bene, non mi interessa tanto dove l’abbia generata. L’importante è che sia stata generata, perché questo è un gioco a somma non zero: chi ha scritto il post guadagnerà un granello di attenzione (e se sarà capace di accumularne un po’, attirerà a sé i lettori) e chi lo ha commentato guadagna la conversazione. Questo secondo me impedisce il cristallizzarsi di un gruppo che detiene tutta la conoscenza.
Il fenomeno che descrivi, per come lo descrivi, ha due caratteristiche: da un lato alimenta una struttura che pur non essendo strettamente piramidale, negli effetti lo è; dall’altro lato impedisce, come tu correttamente scrivi, il cristallizzarsi del gruppo d’èlite, ma ne rafforza geometricamente il potere di controllo sulla conoscenza.
Il problema infatti non è tanto quello della produzione (e ritorno a bomba su quanto scritto qualche giorno fa riguardo al ruolo degli editori tradizionali), quanto del controllo di ciò che deve/può essere reso noto o meno.
Insomma, la dinamica è in effetti quella che definisci tu, ma così com’è definisce una struttura d’interazioni estremamente tradizionale e collaudata, il cui rischio reale è quello di tradurre su un medium potenzialmente riformatore un processo puremante reazionario.
La conversazione, in questo caso, diventa il cardine di questa reazione.
Matteo, ma chi l’ha detto che lo scopo di un blog è arrivare sui media? Davvero pensi che un blog si possa dire di successo solo quando “esiste nel mondo dei media”?
Non mi stancherò mai di ripetere che i blog sono un’evoluzione delle community e che solo una parte minimale dei blog ha a che fare con l’espressione mediatica. Le centinaia di migliaia di blogger nel mondo hanno un blog per fare amicizia e tenersi in contatto con i propri amici, non per arrivare al telegiornale. Finché non introduci questo elemento nel sistema ne vedrai solo una parte, e la peggiore (quella dove si perde spontaneità , condivisione, disinteresse).
Concordo con Mafe, e aggiungo che può anche essere vero che da parte della comunità ci sia una sorta di agenda setting, ma i numeri sono diversi: a fronte di pochissime persone che controllano i cosiddetti media tradizionali, abbiamo nella blogosfera un numero enorme di persone che, nel loro piccolo e a diversi livelli, fanno i gatekeeper.
Il fatto che esista un’élite non significa, per fortuna, che non ci sia spazio e visibilità per tutti.
Mafe, Federico, devo essermi spiegato male, anzi malissimo.
Il processo di vampirizzazione di cui parlo avviene a prescindere dalla natura del blog e del blogger. Non mi interessa, se non in minima parte, discutere della capacità dei blog ad arrivare sui media.
Il punto è che alcuni ci arrivano. Cosa comporta questo?
Ora… mentre stavo scrivendo quest post ho ingaggiato una chilometrica chat con Mafe sull’argomento.
Chat che mi ha letteralmente stremato. :P
Spero che lei abbia la bontà di fare un sunto della cosa, un dì.
Un dì, magari :-)
per ora, riposo, marito, amici, regali