Ergonomia multitouch
by Matteo Balocco
Il concetto di multitouch è entrato nella quotidianità della vita di ciascuno di noi.
Tempo fa scrivevo di come la progettazione abbia potuto beneficiare enormemente di un paradigma d’interazione uomo-macchina tanto naturale da poter essere interiorizzato facilmente sia dai bambini che dagli ottuagenari.
Dato per assodato che lo schermo multitouch farà parte delle nostre interfacce usuali nel prossimo futuro, quale sarà la prossima evoluzione?
Ovviamente le teorie si sprecano a questo proposito.
Ve n’è una però, pubblicata sul blog TUI, che stuzzica particolarmente la mia immaginazione, perchè sembra avere, almeno nella sua teorizzazione, qualche aspetto interessante.
Si tratta di un progetto, firmato da alcuni ricercatori Samsung, riguardante la possibilità di recepire come dato di input il modo in cui un determinato device viene tenuto.
Le possibilità elencate nel video demo sono diverse: telefonino, macchina fotografica, video player, gamepad, console sms/mms. Per ognuna di queste funzionalità è necessario impugnare in maniera differente il nostro device, con diversi punti di contatto con la sua superficie.
A pensarci bene la logica è tanto semplice quanto disarmante e apre, oltretutto, nuove strade all’ergonomia funzionale.
Articolo e video sono disponibili sul portale dell’Association for Computing Machinery (registrazione richiesta).
Altri pareri di altre persone
Prototipo interessante, ma personalmente lo vedo già “superato” nel senso che mi sembra che loro abbiano detto “ci sono X funzionalità che si mappano a X gesti”, ma oggi le funzionalità stanno diventanto sempre più sfumate, sempre meno parte di un modello d’uso definito… e avrei anche qualche dubbio sulla discoverability.
Però, come per te, mi è piaciuto molto l’approccio che hanno avuto, che è stato molto pensare fuori dalla scatola dell’interazione classica. :)
Ciao Davide, condivido le tue considerazioni.
Ciò che mi è particolarmente piaciuto è stato questo minimo ma sensibile scarto mentale di considerare lo stesso “atto del portare il device” come possibile elemento attivo d’interazione uomo macchina.
Estendendo (ma estendendo molto davvero) questo approccio si potrebbe iniziare a teorizzare un’ergonomia basata sulla prossemica. Che ne pensi?