A Totanus in the Net è un blog sulla vita quotidiana, tra pannolini, browsers, politica, sogni e tutto quello che rende il nostro mondo il migliore dei mondi possibili. O forse no? Scritto principalmente da Matteo Balocco, con la partecipazione straordinaria, da San Francisco, di Dario Barbone.

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Frontiers of Interaction IV

Vi lascio un resoconto parziale di quanto visto e sentito ieri a Torino al Frontiers of Interaction IV.

Un grazie a Leeander e soci che ancora una volta hanno realizzato un evento bello e interessante.
Sono appunti sparsi, magari ho travisato qualcosa, pure… perciò abbiate pazienza se non sono precisi e disordinati.
Se qualcosa vi incuriosisce o volete approfondirla, fatemi un fischio che ne parliamo.
Tra parentei lascio il nome degli oratori da cui ho tratto il pensiero.

La fine dell’orologio

Il concetto generale che ha sotteso la giornata è che il computer, come oggetto, è destinato a fare la fine dell’orologio.

Se inizialmente gli orologi erano macchinari destinati a essere presenti esclusivamente sulle facciate dei palazzi di città o sui campanili delle chiese, lentamente hanno poi arredato le stanze delle case borghesi,
hanno adornato il polso delle persone e ora sono integrati in maniera trasparente in altri oggetti d’uso comune, come a esempio i cellulari.

Al computer accadrà lo stesso, se già non è così.

Diciamo piuttosto che accadrà lo stesso al computer come interfaccia hardware per la rete internet.

A poco a poco sparirà (o comunque perderà rilevanza) il desktop/notebook a favore di oggetti super mobili o comunque di contaminazioni d’oggetti d’uso sociale quotidiano con le potenzialità offerte dal web.

Alla fine, senza accorgercene, useremo i computer come parte delle nostre interazioni sociali del mondo fisico, sfruttandone le potenzialità web ma senza il filtro oggi a noi consueto dello schermo e della tastiera.

Immaginate di usare il web senza schermo, senza mouse e senza tastiera, magari attraverso altri oggetti. Ora è difficile, ma a poco a poco accadrà. (Matteo Penzo)

It’s a Black Magic!

Questo presupposto ipotetico sul futuro del web porta con sè alcune verità e potenziali problemi che già possiamo sperimentare.

Per esempio, la rete internet, da quando esiste il wireless, è impercettibile, invisibile.

Mentre quasi tutte le altre nostre reti (gas, elettrica, acqua, fogne, telefono, ecc.) sono fisiche, visibili - eccezione vale per TV e radio che però non sono personal network - la rete interne non si fa riconoscere automaticamente.

Una delle sfide del futuro è quella di rendere naturale la user awareness sulla disponibilità di un link con la rete.

Una delle parole chiave della giornata è stata “naturale”, seamless, trasparente.

Ciò che è davvero avanzato tecnologicamente e progettualmente è naturale all’uso (e quasi magico alla percezione dell’utente). (speech di Nicolas Nova - http://people.epfl.ch/nicolas.nova - LIFT di Ginevra)

Keywords

Altre parole chiave, su come sarà l’internet (mobile o delle cose) del futuro, mutuandole da un interessante speech (Adam Greenfield) sulle tendenze dell’urbanistica:

- Embedded (ovviamente)
- Wireless
- Imperceptible
- Post-GUI (ovvero supererà il concetto tradizionale di interfaccia grafica)
- Deployed in environment

Si arriverà (si è già arrivati) al punto che il comportamento umano le abitudini sociali si modificheranno per agevolare il flusso (I/O) del processo d’informazione.

La gesture come prossemica informatico-sociale.

Aggiungo io:

- DIY (do it yourself, fatta in casa)
Sul DIY gli argomenti non sono pochi.

Sia sul piano hardware che su quello software esistono ormai diverse piattaforme e kit a costi relativamente bassi per gestire le nuove interfacce e interazioni uomo-macchina-web.
Basta iniziare a lavorarci.
Tra i riferimenti utili:
- Arduino
- OpenSpime (protocollo open per la creazione di prototipi di telemetria su web)
- AlyxBoard
- Lyrtech
Per la gestione della copertura del segnale e della sua stabilità Borri del Csp Piemonte suggerisce di usare le classiche frequenze radio, su scala topografica, piuttosto che geografica, superando i limiti delle connessioni 802.xxx. Un’idea suggestiva ma che presuppone un’apertura e disponibilità della politica attualmente fantascientifica.

Cultural divide

Affrontare questo cambiamento infatti non è concettualmente facile.
Spesso anzi la vera frontiera non è tecnologica ma intellettuale, quando non sociale, economica e politica.

La connessione digitale mobile è stata ostacolata per anni dalla mancanza di una tariffa flat, a esempio.

L’interazione via internet è a sua volta soggetta a particolari forme di pregiudizio sociale.

Anche il semplice approccio progettuale verso l’innovazione può essere inibito da particolari forme culturali.

Ci sono società in cui è più naturale ipotizzare la vita nel prossimo futuro. Stati uniti, Giappone…  Luoghi in cui la Fantascienza in realtà è Science Fiction. (Bruce Sterling)

Il designer è un narratore

L’ispirazione avviene attraverso la narrazione. Il progettista è un narratore di situazioni normali oggi ma espletate in maniera mirabolante in un futuro ipotetico. Il designer ha il compito di rendere queste cose fantastiche e futuribili come una realtà di oggi.

Luca Mascaro di Sketchin è partito da spezzoni di videogames, film e anime per ipotizzare nuove forme d’interazione naturale con i dispositivi mobili.

In Macross Fortress la protagonista interagisce con un pupazzetto che modifica la sua funzione a seconda di come viene toccato. Trando una zampetta diventa un ipod, tirando l’altra un telefono, per spegnerlo lo
strangola. Implementabile? Forse, con sensori di pressione.

In un videogioco di guerra l’utente riceve direttamente sulla retina dell’occhio le informazioni relative a ciò che vede. A seconda di dove guarda, il sistema di puntamento reagisce di conseguenza. Fattibile? Ci sta già lavorando una equipe della NTT DoCoMo (Manabe Hiroyuki).

In IronMan c’è una scena in cui il protagonista, in caduta libera, comunica attivamente con il suo quartier generale. L’interazione è attivata interamente da comndi vocali. La tecnologià c’è già.

In FinalFantasy (come in star trek) si fa largo uso di interazioni  attraverso ologrammi. Il problema è la portabilità di un sistema che al momento è tecnologicamente molto indietro. IO2 Technology è riuscita a
miniaturizzare la tecnologia fino alle dimensioni di uno zaino da spalla.

Dumb-phone?

Ma tutte queste tenologie difficilmente potranno stare in un dispositivo mobile piccolo come i cellulari cui siamo abituati. Questo perchè all’interno del cellulare ci sono una serie di componenti che gestiscono dati che potrebbero essere tranquillamente gestiti dal carrier. Luca suggerisce una direzione di questo tipo. Trasformare il telefono da smart-phone in dumb-phone, ovvero un oggetto che sia semplicemente in
grado di connettersi al carrier, delegando a esso il processing delle informazioni e dei contenuti.

In questo modo sull’oggetto mobile ci sarà la possibilità di inserire le interfacce di input/output necessarie per una interazione naturale più performante.

Portachiavi e telefonini

Ma il futuro mobile è del telefonino? Capobianco, boss di Funambol, una società a forte partecipazione italiana in silicon valley, crede di no. Non tutto ciò che è mobile va daccordo con il telefono. Traslando,
esempio brillante, non esiste un portachiavi che sia anche portafoglio.
Semplicemente non funziona.

Allo stesso modo ci saranno sempre applicazioni mobili che mal si adattano alla convivenza col telefono.

Il Graviter

Interessante (e per certi versi esilarante) infine l’intervento di Stefano Sanna (http://www.gerdavax.it/about/) che ha introdotto uno scenario interessante, ovvero come integrare in maniera trasparente i nostri gesti quotidiani con gli status dei nostri avatar sui sistemi di istant messaging.

Si tratta essenzialmente di un esperimento/pretesto per verificare l’uso alternativo di features già presenti ora sui dispositivi mobili e creare fin d’ora i presupposti per quello che viene definito “mobile 2.0″.

Lo scenario è questo.

Arrivo in ufficio e metto il cellulare sulla scrivania. Lo schermo verso l’alto.

Se vado in riunione mi porto dietro il cellulare ma lo giro verso il basso.

Poi esco dall’ufficio e il cellulare finisce nel taschino, schermo “in piedi”.

A ognuna di queste posizioni (rilevabili attraverso l’accelerometro dell’iphone, a esempio) posso assegnare l’attribuzione di uno status sul mio IM.

Se lo schermo è verso l’alto sono “online”, se è verso il basso sono “busy”, se è nel taschino sono “happy”… e così via.

Il demo si chiama Graviter…

Spime!

Naturalmente si è parlato anche di Spime, o se volete chiamarli con altri termini di EveryWare, Ubiquitous Computing, Ambient Intelligence, ovvero di sistemi autoconfiguranti, dotati di sensori verso il mondo fisico, in grado di interagire con esso e, contemporaneamente comunicare via web i dati frutto di questa interazione.

OpenSpime (David Orban) è un’interessante piattaforma opensource che mira a creare una  comunità stabile di sviluppatori interessatia questo tema.

Conclusione breve

In generale ho avuto l’impressione che gli strumenti per fare il futuro dell’interazione mobile ci siano già tutti e che il lavoro da fare sia soprattutto nella nostra testa.

Iniziando a immaginare di più, innanzitutto.  E sperimentando a casa nostra o in ufficio.
Un po’ come 10 anni fa facevamo con le prima pagine web.

Il fatto è che anche io mi sto facendo l’idea che il web così come lo conosciamo e lo produciamo non sarà ancora per molto un fattore trainante della comunicazione e che sia giusto iniziare a volgere lo sguardo verso altre direzioni.

Saluto da qui chi non sono riuscito a salutare come desideravo: Bru, Luca e la sua banda, Folletto, Kurai e Marina, jTheo, Pecus, Vittorio, Axell.
Mi perdo sicuramente qualcuno che quindi ha il permesso di cazziarmi nei commenti.

4 risposte a “Frontiers of Interaction IV”

  1. biccio scrive:

    Beh, io ero un po’ preso dalla regia e non conoscendoci non ho osato, ma credo che ci siamo riconosciuti, e la prossima volta magari si fan anche due chiacchiere!

  2. totanus scrive:

    Sì sì, credo anch’io che ci siamo riconosciuti… :D
    Ciao!

  3. Federico Fasce scrive:

    Sei stato molto più bravo di me. A Brighton, so già a chi rubare gli appunti :P
    Just kidding ;)

  4. Gio scrive:

    alcuni spunti interessanti. provo ad aggiungere i miei 2 cent: salvo cambiamenti epocali al momento impensabili, e’ molto probabile che nei prossimi anni dovremmo fare i conti con costi dell’energia crescenti.
    proprio per questo credo che un importante fattore nel successo (e insuccesso) delle nuove tecnologie sara’ il loro saldo energetico e che quelle che vedremo emergere saranno caratterizzate da bassi costi energetici o (pur presentando costi notevoli) permetterano risparmi ingenti (ad esempio un sistema per ologrammi potrebbe essere conveniente anche se energeticamente esoso se mi permettesse di evitare trasferimenti su lunghe distanze).

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