Il 26 che ritorna.
Io continuo a ripetermi che, salvo tragici casi, ognuno è in grado di scegliersi la vita. Angelo d’Arrigo ha sempre fatto le sue scelte e sapeva di fare un mestiere affascinante e pericoloso, quello dell’uomo alla ricerca del limite. E quando sorvoli l’Everest con il deltaplano, sorretto da venti a più di 200 Km/h, metti in conto la morte.
Ci vivi accanto.
Gianni Paronuzzi mi ha dato ieri la notizia della morte di d’Arrigo. Enrico, il Paro, aveva partecipato alla spedizione himalayana. Gianni ed Enrico avevano ideato e realizzato il complesso sistema di ripresa fotografica che consentì di scattare splendide fotografie dell’Everest. Un’amicizia, quella con d’Arrigo, nata per la passione comune con gli animali, ma scalfita in parte - mi confessò poi - dalla presa di coscienza del fatto che introdurre animali vissuti in cattività in un habitat a loro estraneo aveva assai poco dell’animalista e molto del marketing pubblicitario.
Gianni ieri era particolarmente scosso. Un’altra fetta del mondo di Enrico ci lascia per sempre.
Enrico se n’è andato il 26 di dicembre, insieme a Ilaria.
Ieri era il 26.