Il nuovo disimpegno
Oggi sul Corriere della sera è presente un articolo di Michele Salvati. Lettura interessante, perche Salvati rivendica contemporaneamente la primogenitura del progetto di formazione di un unico grande "partito democratico" e spiega le ragioni del proprio rifiuto a far parte dello stesso nuovo organismo politico. Non conosco così bene Salvati da poter dire se sappia scrivere bene o meno. Di certo sa supercazzolare egregiamente, infatti per due terzi di articolo non si riesce a capire perchè veramente abbia rifiutato la candidatura offerta dai DS.
Ciò che conta è che alla fine Salvati fa una bellissima rivelazione: una cosa è scrivere dalle colonne di un giornale cosa i politici dovrebbero fare, un’altra è fare il politico e quelle cose realizzarle sul serio. Salvati preferisce continuare a scrivere sul giornale.
Faccio un breve inciso. Per quel poco, pochissimo, che ho vissuto della politica in prima persona non posso dire che sia una scelta sbagliata. Il problema è che il giudizio non può e non deve essere assoluto. Salvati a suo tempo si è fatto vessillo di un disegno politico chiaro, e ora si tira indietro rivendicando il suo diritto al disimpegno. Lo trovo preoccupante.
Di cosa si tratta, in realtà? E’ la Politica (uso le maiuscole) che ha perso il suo valore o è l’Impegno Civile che non passa più attraverso la partecipazione all’istituzione repubblicana? O, ancora, dietro c’è qualcosa di più profondo e connaturato alla nostra società contemporanea, per cui la politica si fa con l’azione quotidiana, nel proprio lavoro, nel volontariato, nella vita familiare? Significative e desolanti le sue frasi conclusive:
Io ho una forte vocazione per la politica, ma scarsa attrazione (e ancor minori capacità) per la politica come professione. E questo è stato l’elemento decisivo nella scelta.
17/02/2006 alle ore 18:43
[...]
Politica17 Feb 2006 06:24 pm
E’ la politica, bellezza
Matteo ha ragione da vendere a dirsi sconcertato dalle parole che Michele Salvati ha usato per declin [...]
22/02/2006 alle ore 09:58
sì, la politica la fai sempre…anche nella quotidianità ; nel modo di camminare, guardare le persone, soffiarti il naso. Esagerazione! mi viene in mente Benigni ne La vita è bella; la scena dell’ispettore, per intenderci.
Non è necessario “fare” politica da professionisti e non credo che chi non è professionista della politica faccia bene alla politica.
Il nuovo che avanza si è rivelato orribilmente vecchio e per nulla competente.
Senza il senso della politica. Letture di base: un buon testo di storia delle dottrine politiche, della filosofia politica, conoscenza della storia,
delle basi del diritto costituzionale…La calma e la chiarezza nel parlare.
Mah….
22/02/2006 alle ore 10:11
Va bene mamma, ma ci vuole anche equilibrio tra il guardare alla propria storia e ai valori che essa ci ha trasmesso e il volgere lo sguardo al futuro.
Le buone letture non bastano, comunque.
22/02/2006 alle ore 19:18
certo che no! ma certuni sono proprio a digiuno anche di quelle.