I’m not evil
by Matteo Balocco
Perchè rinunciare a Feedburner o a Gmail?
Non si tratta di un atto radicale o fondamentalista.
Ho deciso semplicemente di intraprendere un percorso e vedere passo dopo passo il tipo di effetto che fa.
Ovviamente non è che uno si alza la mattina e dice basta così, ora la faccio finita con tutti i social network.
Non avrebbe senso, e infatti non ho scritto questo.
Diciamo che in ballo ci sono una serie di fattori.
- La gestione della propria identità digitale, per iniziare.
- Il rapporto costi/benefici nell’uso di un’applicazione 2.0
- La salvaguardia dei propri dati privati e/o personali.
- La necessità di capire il proprio ruolo di produttore di contenuti.
Sulla gestione della propria identità digitale ho già scritto, ma è bene ripetere. Per quanto possibile d’ora in avanti cercherò di fare in modo che la mia identità digitale venga gestita, emanata, consultata solo facendo riferimento a domini in mio possesso. Punto. Insomma, la questione primaria e che sento come personale e non come assoluta (tant’è che ho scritto che continuerò a usare i servizi 2.0 per i progetti professionali) è che non desidero più avere intermediazione nella definizione di ciò che attiene alla mia persona sulla rete.
Perchè? Perchè non sono così sicuro che il prezzo che pago per i servizi che fin’ora ho usato sia congruo.
Prezzo? – dirai. – Son tutti servizi gratuiti!
Prezzo, dico io. Non sono gratuiti. Li pago ogni giorno con la moneta meno sonante ma altrettanto preziosa delle informazioni relative ai miei gusti, le mie relazioni, le mie competenze.
Magari pensi che sia un prezzo congruo, e per un po’ forse l’ho pensato anche io ma ora non ne sono più così convinto e quindi ho deciso di invertire la rotta, almeno per il momento.
Il capitolo relativo alla salvaguardia dei propri dati privati e/o pesonali si spiega bene fin dal suo titolo e non ho intenzione di scrivere poemi al riguardo. Un po’ mi ha colpito la disavventura occorsa a Winer Scoble. Un po’ mi son detto che il vecchio adagio “Fidarsi è bene…” è stato coniato per qualche ragione.
Del resto ultimamente leggo nella frase “Don’t be evil” una certa sfumatura ironica e il tono di uno sberleffo. Mi sbaglierò.
L’ultimo punto riguarda invece un discorso un po’ ampio e che io stesso non ho ancora ben chiaro ma su cui sto cercando di formarmi un’opinione. Negli anni ‘80 le tv commerciali hanno conquistato un’enorme fetta di potere, ricchezza, influenza grazie al fatto che non siamo riusciti, collettivamente (e quindi singolarmente in prima battuta) a vedere in esse altro che il lato positivo, ovvero lo svincolamento dalla tv di stato, politica, ingessata, burocratizzata. Cosa hanno portato di negativo, cosa ci hanno tolto attraverso la promessa di nuovi e più bei contenuti? Non era importante allora, ma la differenza la scontiamo oggi.
Ora guardo l’innamoramento di una generazione per la forza aggregante dei sistemi sociali di rete e mi pongo un’unica domanda: se siamo noi, ora, ad avere la possibilità di produrre contenuti, intrattenimento, conoscenza, denaro, perchè doniamo ad altri una parte così consistente, come è il controllo, di questa ricchezza?
E poi, devo dire, da quando uso alcuni di questi servizi web, per quanto belli, non mi sento più soddisfatto come prima. Prendiamo gReader, a esempio. Se qualche post mi colpisce o mi interessa mi limito a cliccare sul pulsante “share” e lo salvo in una lista che chissà quando andrò a rileggere. Prima scrivevo un post. Analizzavo, provavo, rielaboravo. Vuoi mettere?
La mia scelta ha un costo, ovviamente. Anche questa non è gratuita. Il rischio di perdere lettori cambiando feed, il rischio di avere più spam usando la posta su totanus.net (appena l’attiverò), letture meno intuitive degli rss abbandonando gReader, ecc. ecc.
Ma è uno di quei costi che mi sento di affrontare.
(Come quando ho smesso di fumare? Uh, quanto mi piaceva fumare…)
Altri pareri di altre persone
Ora ho capito, grazie. :-*
[...] Totanus ha scritto dei gran bei posts: -> Riprendere il controllo di sè stessi -> I’m not evil [...]
[...] I’m not evil [...]
Mah… Non posso che augurarti “in bocca al lupo”, Matteo, per la coraggiosa scelta che vuoi portare avanti.
Anche se ho letto due volte il tuo post, forse non ne capisco ancora la “vera” ragione, perchè non utilizzando Gmail sicuramente non terrai i tuoi dati personali fuori dalle mani di Google (che ha mille altre strade per prenderli).
Usi i Google Groups? Penso proprio di si… ;)
Google Maps qualche volta per vedere la strada fino al prossimo BarCamp? Of course…
… ed ovviamente userai la ricerca di Google, come molti altri.
Beh… stai già lasciando i tuoi dati in giro. Certo, non è il contenuto della tua posta, ma… è sempre la tua identità digitale.
Vuoi essere più “radicale”? Cancella del tutto il tuo Google Account, e poi facci sapere in che modo è cambiata la tua vita… ;)
Scelta coraggiosa, direi, e controcorrente rispetto all’attrazione per ‘la vita online’ di molti (me compreso).
E non alla portata di tutti, perché per avere un server di posta proprio bisogna per lo meno avere tempo e risorse (e passione). Il navigatore medio a qualcuno deve pur affidarsi, e mi fido di più di Google che non di Libero o simili, per quanto anche l’immagine lucida di Google cominci ad appannarsi.
In bocca al lupo… e io vado a cercare a cosa ti riferisci parlando di Winer…
Paolo, errore mio, ho scritto Winer (!!?), intendevo Scoble! :)
Giovy, non ho intenzione di eliminare le mie tracce sulla rete, voglio solo che le tracce che lascio siano effettivamente quelle che voglio lasciare.
In ogni caso si tratta di un processo lungo. Userò ancora per un bel po’ i servizi di mamma G.