La coda lunga

by Matteo Balocco

La coda lunga è quella che fanno quelli che da giorni stanno aspettando di comprare un telefonino.
La coda lunga sono – più andersenianamente parlando – i 330 spettatori che in media da 24 ore assistono alla diretta organizzata per l’occasione da un gruppo di grassroots journalist tra cui l’onnipresente RobinGood.

Ecco. Pensare che ci sia una diretta sulla coda di alcuni fan apple pieni di dollari. Pensare che anche per questo ci sia effettivamente un’audience.
La coda lunga mi convince e mi piace sempre meno. Non è tanto il soggetto in sè di una trasmissione, quanto il fatto che essa rappresenti un’occasione in più per l’isolamento sociale, per la formazione e l’aggregazione di sottoinsiemi più che per lo scambio tra essi. E qui torna in mente la famosa presentazione di Kurai al primo barcamp italiano.
Lo dico da ex adepto ma mi convinco sempre più che rappresenti un rischio enorme più che un’opportunità, se non vengono garantiti i giusti contrappesi.

Partiamo dall’intrattenimento per arrivare al cuore dei nostri valori sociali. Negli anni ‘80 è accaduto esattamente questo, con la tv commerciale. Ci è piaciuto e quasi non ce ne siamo accorti. Vedo, su di me per primo, materializzarsi le stesse dinamiche.

Non voglio veder il giorno in cui plauderemo alla coda lunga dell’istruzione, perchè se c’è stata una vera conquista nel secolo scorso questa è stata l’istruzione pubblica gratuita e obbligatoria, garantita a tutti, con programmi e contenuti comuni.

Sarebbe bello se Mogulus (attualmente in Beta chiusa) venisse messo a disposizione delle amministrazioni comunali per avvicinare i cittadini alle loro attività. Ciò avviene già in alcune realtà isolate (grazie a Gigi per la segnalazione).

Sarebbe stupendo se fosse la RAI in prima fila a capire l’enorme potenzialità di una tv dal basso, ma con contenuti di qualità. Per ora nulla.
Ma Luca sicuramente sta lavorando anche per questo.