La democrazia lenta
Dobbiamo essere lieti del fatto che la Corte Suprema americana abbia dichiarato illegale il campo di detenzione di Guantanamo.
Vedrete che questa sentenza, che boccia senza possibilità d’appello le scelte autoritarie dell’amministrazione Bush e dei vertici militari statunitensi, verrà presa a modello nei prossimi tempi per testimoniare come il sistema americano sia correttamente bilanciato e come nessun potere forte possa abusare della propria posizione.
E forse è proprio così. Il sistema ha i suoi contrappesi e funziona a dovere.
Ma Guantanamo ha comunque ospitato circa 400 detenuti. E solo 10 di essi sono stati formalmente incriminati.
Per una nazione pragmatica come gli USA è una vergogna non da poco.
E ci sono voluti quasi 5 anni di violazioni dei diritti umani, violazioni conclamate, denunciate e ripetute, per fermare questa vergogna.
Ora, dopo Guantanamo, si sta alzando lentamente il velo su un’altra piccola crepa della democratica terra di Adams, Jefferson e Lincoln.
Si chiama Extraordinary Rendition e consiste nel prendere un sospetto terrorista, trasportarlo in un paese “amico” e torturarlo fino a quando non dice quello che ti aspetti che dica.
Ovviamente senza un capo di imputazione e, manco a dirlo, tutela legale (sennò che tortura è)?
Che poi da uno stato autoritario e dittatoriale me lo posso anche aspettare, ma perchè poi devo sentirmi rappresentare gli USA come la terra delle libertà e del rispetto dei diritti della persona?