La pagina grigia
Stamattina nel dormiveglia mi è apparsa l’immagine, ben chiara, della pagina grigia di un vecchio sito.
I giochi neuronali del mio cervello semi addormentato fanno spesso di questi scherzi.
Era una pagina davvero grigia, con i link blu o violetto, rossi se attivi. Con gli horizontal rule e il tag address.
L’ho vista di fronte a me, materializzarsi lentamente, a 0,1Kb al secondo, proprio come ai tempi dell’università.
Il benvenuto era attaccato al titolo del sito: “Welcome to the Official John Doe’s Website”.
Un elenco puntato, il menù rapido. Una serie di lunghi paragrafi che si perdono nella pagina.
Alla fine della pagina un Last updated e il link al guestbook.
I contenuti della pagina non sono importanti, anzi, come spesso mi accade nei sogni sono totalmente superflui, perchè l’emozione riguarda la percezione di altre dimensioni: tempo, sensi, sentimenti.
Una pagina con fondo grigio davanti ai miei occhi, in full screen. Non ci ho fatto molto caso e poi, una volta sveglio me ne sono pure dimenticato.
Arrivato al lavoro ho iniziato a navigare su internet, come di consueto.
In quel momento ho riconnesso tutto e ho sentito che cosa abbiamo perso oggi, nella nostra caotica navigazione quotidiana tra migliaia di siti.
Che cosa ho perso io.
Ho perso il piacere della visita.
Una volta, almeno per me, visitare un nuovo sito era davvero come entrare in una casa sconosciuta (“è permesso?”).
Il caricamento della pagina era un’esperienza conoscitiva. Aveva il suo spessore non solo nella dimensione temporale.
Anzi, la scoperta stessa di un nuovo URL rappresentava un momento memorabile.
Mi sembra che quest’emozione si sia persa nella piena incontrollata dei risultati su google, o del delirio serendipico.
Quanto è strano insomma, questo nostro web 2.0 sociale, in cui nemmeno scriviamo più Welcome to.
(e lontano echeggiava anche nella mia mente la voce di Jorge che rimproverava un disordinato Malachia)
26/09/2007 alle ore 10:55
Nostalgie 1.0. E’ tutta colpa del 56k,poteva vivere di più o morire prima: invece ci ha lasciato quella malinconia della lentezza,paradosso della Rete dove tutto (o quasi,almeno riguardo l’informazione) è disponibile solo con un click. Il contatore a numeretti però resiste,di guestbook ce ne è ancora qualcuno in giro; i wellcome to si,mancano,ti facevano sembrare tutto più personale.Quasi lo aggiungo al blog.
26/09/2007 alle ore 12:00
Ricordo anch’io quella sensazione di stupore nel vedere materializzarsi la pagina di fronte agli occhi, quando ogni volta che scoprivi un nuovo sito interessante dovevi appuntartelo tra i bookmark o su un foglio, altrimenti non l’avresti più trovato.
Oggi saltiamo tra una pagina e l’altra, con dieci siti aperti in altrettante tab, il nostro cervello sembra stare dietro a tutto questo come un processore multitasking di nuova generazione, ma invece quello che manca è il tempo tra una pagina e l’altra per riflettere.
E te ne accorgi quando l’adsl non va e magari come è successo ad un mio amico, sei costretto a tirar fuori dallo scatolone il vecchio US Robotics 56k.
26/09/2007 alle ore 18:46
Come mi manca la mia vecchia casadelgiappone su geocities…
28/09/2007 alle ore 23:20
già, ci pensavo giusto giusto qualche giorno fa, “Ho perso il piacere della visita” ..niente di più vero
ps
comunque sia, visitare il tuo blog (e pochi altri) rimane sempre un piacere