A Totanus in the Net è un blog sulla vita quotidiana, tra pannolini, browsers, politica, sogni e tutto quello che rende il nostro mondo il migliore dei mondi possibili. O forse no? Scritto principalmente da Matteo Balocco, con la partecipazione straordinaria, da San Francisco, di Dario Barbone.

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La pappetta

C’era questa cosa che avevo letto da ragazzino, che non so neppure se sia vera, del resto mica si può sapere tutto.
In definitiva dice che gli atomi che respiriamo restano nell’aria in eterno.
Quello che respiro ora, magari l’aveva respirato secoli fa Michelangelo (che magari dici, figata) o pochi secondi fa la Binetti (Che magari dici, bleah!).
Non mi ricordo bene quale fosse il senso profondo dell’affermazione, ma a me ora serve per dire che, come gli atomi, ci sono delle situazioni che pensi di non respirare (sì, respirare) più e invece, a tradimento, eccole lì.

Ieri sera torno dal lavoro e la trovo in cucina, la situazione, sotto forma di pappetta.
Pandistelle e biscotti Plasmon, sciolti nel tè. Una scodellata temibile.
Ho capito subito tutta la gravità della situazione: Giosuè “ha preparato un dolce” per il dopo cena.

Il dessert.

Questo giusto per dire che se da bambino hai fatto almeno una volta la pappetta per mamma e papà, il contrappasso è sempre in agguato.

3 risposte a “La pappetta”

  1. stark scrive:

    E’ il celebre, apparente, paradosso dell’ultimo respiro di Giulio Cesare. In questa pagina, tratta da un newsgroup, se ne discute:

    http://web.tiscalinet.it/paololicheri/paradossi/p001_x.htm

    La ‘pappetta’ per mamma e papà io l’ho sempre trovata una cosa tenerissima, anche se col tempo è diventato un cliché da spot pubblicitario :-)

  2. paola scrive:

    Beh, in effetti per la legge di conservazione della massa, tutto ciò che c’era all’inizio del tempo continuerà ad esserci, assumendo temporaneamente forme diverse.
    Mi piace pensare che gli atomi di cui sono fatta ci sono da sempre e sempre ci saranno anche se, mi rendo conto, questo pensiero è solo un surrogato dell’immoratalità.

    p.s. mio fratello ha 31 anni e fa tutt’ora colazione con la pappetta che, a casa nostra, si chiama pacecca (caffè latte e plasmon, giuro!). Mi devo preoccupare? ;)

  3. Lina scrive:

    Sai, non ricordo che tu abbia preparato pappette per propinarcele, ma poi, come ve la siete cavata al momento del dessert tu e Caro? E” bello che Giosuè voglia nutrirvi… quella cosa sugli atomi non l’ho capita più di tanto; grazie per l’ADSL funzionante: mi ritrovo con la voglia di comunicare, che bello!

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