La parte abitata del totano nella rete
La parte abitata della rete è un libro scritto bene e che si legge tutto d’un fiato. Leggerlo è un’esperienza strana e piacevole in cui ti sembra che Sergio, con scatto felino e abile mossa, prenda al volo i tuoi pensieri e li metta giù in parole scritte nero su bianco, ma meglio organizzate e come tu non avresti potuto fare.
Insomma, ti fa sentire un pelo inadeguato, ma gliene sei grato.
Sicuramente è stato un lavoro di enorme pazienza, un lavoro da vero divulgatore: rendere semplici e chiari concetti che nella vita di chi lavora con (e per) la rete sono il pane quotidiano ma che, per chi ne è digiuno, possono rappresentare bocconi indigesti, quasi incomprensibili. Invece tutto scorre semplice e fluido.
Inoltre questo libro pone con naturalezza una questione non banale. Ormai è l’utente, inteso come cittadino digitale, a teorizzare prima e a rendere possibile poi, le mutazioni del nostro modo di comunicare. Sembrerà strano ma io me ne sono accorto solo ora, leggendo le sue pagine, e ritrovando in esse i nomi (ma nella mia mente anche i volti e i luoghi), le frasi di persone che ho la fortuna di conoscere e con cui converso quasi quotidianamente da qualche anno.
Bravo Sergio, perchè hai saputo semplificare ma non rendere superficiale. Grazie Sergio, perchè mi hai fatto capire qualcosa in più del mio piccolo pezzo di terra digitale, del mio orticello di bit, del mio stupendo vicinato virtuale.
(E che coccolone, misto a un po’ d’imbarazzo, nel leggere quella nota a pagina 97!)