A Totanus in the Net è un blog sulla vita quotidiana, tra pannolini, browsers, politica, sogni e tutto quello che rende il nostro mondo il migliore dei mondi possibili. O forse no? Scritto principalmente da Matteo Balocco, con la partecipazione straordinaria, da San Francisco, di Dario Barbone.

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Lo cambi tu…

Il lavoro paterno non fa problema per il benessere psico-fisico dei bambini piccoli perché le cure/tempo paterni non sono pensati come indispensabili allo stesso modo di quelle materne. Ancor meno si pensa che un padre “soffra” perché non può stare con il suo bambino se non nelle ore canoniche della sera e del weekend. Siamo sempre ancora fermi alle idee di Bowlby, psicoanalista dell’infanzia, che tanta importanza hanno avuto nel modellare il senso comune su queste cose – forse perché vi aderivano così perfettamente.
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Queste idee sono tanto radicate non solo nei comportamenti, ma nelle stesse idee di normalità genitoriale e di genere, che un comportamento paterno che le contraddice non riesce a trovare una rappresentazione linguistica adeguata se non nell’ibrido termine “mammo” – insieme un surrogato della figura vera e una sorta fallimento della “paternità” ideale, poco scalfita dalla crescente attenzione per la rilevanza del rapporto padri-figli. Un padre accudente non sembra aver posto nel repertorio di immagini paterne positive per la prima infanzia ed anche per tutta l’età scolare, se non con i tratti vuoi della occasionalità (“quando è necessario ci sa fare”), vuoi della “festività” (la sera, il fine settimana, le vacanze).
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I datori di lavoro in particolare considerano per lo più inaccettabile e una prova di scarso attaccamento al lavoro il fatto che padri chiedano il congedo genitoriale cui avrebbero diritto in base alla legge 53/2000. Ciò contribuisce a rafforzare l’idea che un “vero padre” non mette a repentaglio la propria responsabilità di principale breadwinner per assumere responsabilità di accudimento che potrebbero essere lasciate alla madre.
Questa convinzione che la presenza e l’accudimento da parte del padre siano meno necessari di quelli della madre in tutte le età della crescita informa molte scelte sia individuali che collettive, che a loro volta influenzano il modo in cui vengono prese le prime. Influenzano non solo la decisione circa chi eventualmente lascia il lavoro, o passa a lavorare part time, ma anche chi tra i due prenderà il congedo genitoriale e se, come padri, prendere o meno una porzione del congedo di propria spettanza durante i primi otto anni di vita; chi, tra il padre e la madre, sta a casa se un figlio è ammalato, “fa l’inserimento al nido”, prende ore di permesso se deve accompagnarlo dal medico o deve andare a parlare con gli insegnanti e così via.

Tratto da Paternità e Maternità. Non solo diseguaglianze di genere di Chiara Saraceno.
Sono solo 5 pagine, meritevoli di una lettura.

Una risposta a “Lo cambi tu…”

  1. marchino scrive:

    Molto interessante, infatti noi a casa si cerca di fare a mezzo anche se poi la mamma ci mette sempre un pò di tempo in più, siamo tutti e due autonomi e quindi più facilmente sganciabili dal lavoro anche se comunque è opinione comune (sbagliata, ovviamente) che il papà tiri il carretto e la mamma si faccia in quattro per tutto il resto.

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