Mettiamo le mani avanti
Sabato c’è il Barcamp.
Mi sono impegnato nel proporre una conversazione su come i blog stiano modificando/trasformando/plasmando le dinamiche della comunicazione pubblicitaria sul web.
Non so se userò o meno delle slide. Per ora non ne ho preparate. Il problema vero è che non riesco a focalizzare un solo argomento, ma vengo continuamente sorpreso da differenti risvolti.
Mi giustifico dicendomi che la filosofia del Barcamp è contro le slide ed è a favore della trasmissione puramente orale delle informazioni. Chissà se basterà… Vedremo, al limite mi segnerò delle parole chiave sul braccio, come al liceo, prima dei compiti in classe di latino. E poi vedremo dove va la discussione, perchè preferisco di gran lunga che le persone partecipino da subito. O da quasi subito…
Una cosa sola è sicura. Di fronte a questo argomento vivo uno sdoppiamento della personalità particolare. Mi sento dottor Jekill e mister Hyde. Un po’ blogger, un po’ addetto ai lavori. Un po’ citizen, un po’ emissario delle corporation. Un po’ no-logo, un po’ brand.
Questa conversazione servirà (almeno a me) soprattutto per capire se queste mie sensazioni dovranno continuare a coesistere o se saranno destinate a uno scontro fatale.
Ci vediamo sabato, ci parliamo sabato.
30/11/2006 alle ore 10:30
consolati, quando parliamo di (quasi) qualsiasi cosa, siamo un po’ blogger e un po’ ALTRO

pensa che dicotomia vivono i giornalisti, allora
30/11/2006 alle ore 10:33
Spigolature / 13…
Matteo rinuncia alle slide dichiarando che “la filosofia del Barcamp è contro le slide ed è a favore della trasmissione puramente orale delle informazioni”. Non credo sia il caso specifico di Matteo, e comunque anch’io ho sempre un …
30/11/2006 alle ore 10:40
Matteo, “story of my life”. Un piede nel marketing, un piede nell’editoria, il cuore per gli amici (anche fossero le migliaia di utenti di un sito) e la testa per la tecnologia: destinati a non appartenere mai del tutto a qualcosa, eccetto che al gruppo delle strane bestie come noi
Ieri in una riunione mi chiedevano “ma che profilo ha” di un paio di blogger che segnalavo. Marketing? Sì? Tecnologico? Sì? Editoriale? Sì.
LOL, il bello è che adesso anche professionalmente questo viene riconosciuto come un plus!
30/11/2006 alle ore 11:34
…e direi per fortuna Mafe… se no sarei parecchio fregato
Tornando al post però, secondo me il problema non sono le slide, quanto l’aspetto sottolineato da Ludo: quanto è pressapochismo?
In realtà , credo che il punto sia questo. Uno può avere niente o un vagone pieno di majorettes che fanno scorrere una slide tatuata sul seno ciascuna, ma di fatto non significherebbe che ci tieni di più o di meno, in assoluto.
Certo, aver fatto qualcosa “quantifica” che almeno uno sforzo s’è fatto, ma a mio avviso se tu sei sicuro e limpido nel proporre qualcosa di valido, con o senza slides non fa una grande differenza.
30/11/2006 alle ore 11:47
Ripropongo qui quello che ho scritto a commento del blog di ludo.
Non sono le slide.
E’ la sintesi.
La mia preoccupazione è essere in grado di farla ancora, in maniera soddisfacente. Le slide sono solo un segnaposto, un alibi.
Almeno ha fatto le slide…
(magari consolerà voi, ma io preferisco non avere le slide ma avere qualche contenuto)
Fottuta sintesi. Semplice.
30/11/2006 alle ore 12:51
Esatto, proprio quello che intendevo.
30/11/2006 alle ore 16:11
Per il pressapochismo, non so se conosci Milton H. Erickson, lo psichiatra che ha saputo usare il linguaggio come terapia insieme all’ipnosi. Un genio, uno dei miei miti, uno dei miei uomini preferiti al mondo. Uno dei suoi libri meno tecnici si chiama “La mia voce ti accompagnerà ” e sono le storie in cui lui “nascondeva” i comandi terapeutici. La mia preferita, che per anni ho dovuto leggere a tutte le mie amiche prima di un esame, racconta come lui si preparava a una conferenza: lasciando lavorare l’inconscio.
Ora, lui era un genio, noi no, però da lui ho imparato che se tu accumuli spunti, idee, informazioni e poi lasci lavorare l’inconscio, no, non è pressapochismo
30/11/2006 alle ore 17:39
La voce, la voce, viva la voce! E tu sai anche perchè. E poi va bene anche tutto ciò che può completare la voce, anche sostituirla se è il caso. Ma riappropriamoci delle nostre facoltà .
1/12/2006 alle ore 03:52
“Milton H. Erickson [...] da lui ho imparato che se tu accumuli spunti, idee, informazioni e poi lasci lavorare l’inconscio, no, non è pressapochismo :)”
Curiosissimo. Lo dico perché recentemente ho fatto un post su una sorta di “teoria dell’apprendimento per serendipità ” che, fondamentalmente… è stato sintetizzato da questa tua frase.
Quindi, lo prendo come uno spunto di leggere quel libro.
1/12/2006 alle ore 15:07
E della gestualià ?
Non ne parla nessuno?
La faccione, le mani, le spalle, le camminate e i dondolamenti del corpo!
Si parla anche e soprattutto con quelli!
Io da buon meridionale muovo ogni muscolo per esrpimere un concetto e ne vado fiero!
Per quanto riguarda l’ibridazione tra professione e passione, credo che per alcuni fortunati il lavoro sia frutto di sforzi, costrizioni e studi costantemente fomentati dalle passioni.
Anche se sembrano antitetiche a volte!
E’ divertente poi trovarsi a lavorare su progetti che magari si sviluppano in maniera tradizionale, ma nonostante ciò costruirci su degli altri possibili sviluppi pazzeschi!
2/12/2006 alle ore 01:23
un passo avanti l’hai fatto con questo post. ho lo stesso problema per il barcamp a Roma che Sto oragnizzando. Mi frullano un milione di argomenti per la testa frutto di una “story of my life” simile a quella di Mafe. Essendo il sottoscritto essenzialemte una solo company,il barcamp, im pegnato pure lui tra pannoline ed altre faccende familiari, ha delle apsettative professionali e di risurrezione sociale.
Parlare quotidianiamente con persone che ti guardano come fossi un visionario senza ne esserlo ne avere una valanga di miliardi che ti leggettimerebbero almeno ad apparre come tale, senza esserle inizia a pesare. Domani mi sentirò come un persce nell’acqua e vi verrò a disturbare. ciao a tutti