A totanus in the net

It's easy, take it easy!

Cialtroni (se si vuole essere ottimisti)

Allora, se ho capito bene.

Il presidente della mia Provincia chiede soldi a un imprenditore per finanziare la propria campagna elettorale alle regionali in cambio dell’assegnazione di alcuni appalti. Viene sgamato in flagrante, si dimette dopo giorni di “attenta valutazione” dicendo che lo fa “a testa alta”.

Lo difende il sindaco di Vercelli che, a dirla tutta, potrebbe essere – vista la natura del reato contestato – anche parte in causa. Ma è tutto normale.

In Lombardia un candidato presidente impresentabile perchè ha già svolto due mandati (non è l’unico, c’è anche un candidato irregolare per il PD in Emilia Romagna), cerca di presentarsi comunque ma con firme irregolari. Viene sgamato ma è ottimista.

In Lazio il tipo che deve presentare la lista del più importante partito che sostiene la candidata di destra si presenta in ritardo. La lista stessa della candidata è irregolare. La candidata è ottimista.

In Campania la lista che sostiene il candidato di centrodestra viene “assortita” all’ultimo momento con il nome di un presunto colluso con la camorra (presunto perchè condannato “solo” in primo grado).

Se venissi sorpreso nell’atto di corrompere o di essere corrotto non mi sentirei orgoglioso nè rivendicherei di avere la schiena dritta.
Se dimenticassi dimettere una firma, chessò, sul 740, non sarei così ottimista sulla reazione degli uffici tributari.
Se sull’autocertificazione antimafia che periodicamente tocca stilare inserissi il nome di un presunto camorrista, non sarei così ottimista sull’accettazione delle mie istanze.

Ma forse le cose da domani cambieranno perchè, come dice Schifani, che è la seconda carica dello Stato (o di quel che ne rimane), chissenefrega della forma, l’importante è la sostanza.

Io ho capito questo.
Del resto se libertà deve essere…
Mi sono perso qualcosa?

This machine kills fascists

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“The other thing that makes these pencils so wicked mighty is that they each say “this machines kills fascists”, which is kind of meta, what with the mightiness and all.”

Le matite in questione sono in vendita qui.

Ibis Reader

Liza Daly e gli altri alla Threepress (se siete interessati al formato ePub conoscete sicuramente il loro blog) hanno finalmente fatto uscire la prima versione del loro attesissimo Ibis Reader ovvero un’applicazione distribuita che gestisce ebook e ne consente la lettura a prescindere dal device in uso.

Dal punto di vista puramente tecnologico si tratta di un vero e proprio gioiellino, anche se qua e là mancano alcune funzionalità che ritengo cruciali per ottenere una buona diffusione (per esempio un tool di conversione tra formati).

Per ora l’applicazione accetta solo libri in formato epub, oltretutto non protetti da DRM. La parte più interessante (dopo 5′ di tour tra navigazione su macbook e ipod touch) sembra essere quella relativa all’implementazione tecnologica del reader, basato su javascript e local storage (html5). Migliorabile la lettura – sicuramente – su entrambi i device ma comunque promettente.

Complessivamente un progetto da tenere d’occhio (cosa che infatti stavo facendo, visto che avevo richiesto pure di far parte del programma di beta testing ma avevo rinunciato a causa di un NDA troppo restrittivo).

Appunti sparsi su Bruno Munari

brunomunari

Ho preso un po’ di appunti, ascoltando e guardando diversi interventi di Bruno Munari, sparsi in rete.

Niente di organico. Oltretutto i miei appunti sono spesso sempre molto interpretati: non scrivo quasi mai quel che viene detto in forma letterale. Si tratta della mia lettura di ciò che viene detto, funzionale a quella che è la mia visione. Siete avvertiti, soprattutto se siete appassionati dell’opera di Munari e leggete cose che non vi tornano. Al limite scrivetemi nei commenti.

In ogni caso metto gli appunti qui di seguito per non rischiare di perderli e nel caso possano essere comunque utili a qualcuno. Io, per esempio, trovo emblematici gli ultimi 4-5 punti: l’importanza di essere sempre in gruppi di lavoro, possibilmente eterogenei, non limitarsi ad ascoltare ma piuttosto fare, progettare per e con i bambini, ma soprattutto prendersi il tempo per progettare per risolvere.
Infatti, dalle piccole alle grandi cose della nostra vita, siamo abituati più solo a rimediare e non a risolvere.

  • Il Design ha a che fare con tempi lunghi. Lo Styling è moda, e ha a che fare con un tempo breve. Sempre più breve.
  • Il trend si basa sulla complementarietà (dopo il viola viene il giallo, dopo il rosso viene il verde). Il design invece guarda all’essenzialità.
  • Il progetto parte dall’arte o dalla tecnologia? Bisogna sempre partire dalle tecniche e dai materiali. Testare limiti e possibilità, rendere coerente l’oggetto alle caratteristiche proprie del materiale usato.
  • Il designer non ha stile personale. Piuttosto inventa nuovi stili a seconda di ciò che deve essere comunicato.
  • Inventare uno stile vuol dire capire le qualità del prodotto di un’industria e trovare un’immagine che comunichi quella qualità.
  • Il difetto di operare con uno stile personale (come fanno gli artisti) è che l’oggetto in stile richiama il suo autore ma non il prodotto.
  • Nella comunicazione visiva bisogna sempre fare riferimento agli stereotipi dell’osservatore.
  • Con una buona propaganda si vende tutto. Il pubblico ha perso il senso del costo dietro a un prodotto. E, soprattutto, del gusto.
  • I giapponesi considerano tutti i sensi.
  • Fare ginnastica mentale.
  • Creare gruppi di lavoro ad hoc per ogni progetto di design.
  • Non insegnare cosa comunicare ma come si fa a comunicare. (Non cosa, ma come si fa)
  • Se ascolto dimentico se vedo ricordo se faccio capisco.
  • Il design più importante è quello che si fa per i bambini, perché quello che i bambini fanno e imparano fino a tre anni poi non lo dimenticano più.
  • Ricordarsi sempre la differenza tra risolvere e rimediare.

Bacinelle

Alassio, Italia

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Bayanchandmani, Mongolia

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Babies, il prossimo film che vorrai assolutamente vedere. Qui il trailer, stupendo.

La focaccina aromatizzata

Uno dei passaggi obbligati della carriera di “panettiere in casa” è quello di provare a fare il panino aromatizzato. Le ricette in proposito sono migliaia e quindi non vale la pena star qui a spiegare dosi e quantità.

Mi faceva invece piacere condividere una metodologia.

Questo che vedrete di seguito è il modo con cui preparo ogni tanto la merenda per l’intervallo di Giosuè. Le fotografie sono avvolte nell’oscurità perchè di norma opero verso le 7 del mattino, a luci spente perchè da appena svegli gli occhi sono foto-sensibili.

A scanso di equivoci, l’operazione è molto veloce e prende un paio di minuti al massimo.

1) Prendo un pugnetto di pasta di pane (qui la ricetta).

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2) Stendo la pasta fino a formare un disco di 3-4 millimetri di spessore.

3) Dispongo la farcitura. In questo caso due fettine di pancetta arrotolata, di cui Giosuè è ghiotto (e che al forno si fonde divinamente).

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4) Arrotolo il tutto.

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5) Allungo fino a formare un salsicciotto sottile.

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6) Arrotolo nuovamente ma questa volta per formare una girella.

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7) Appiattisco il tutto col mattarello per creare una focaccina:

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8) Inforno 10 minuti a 220°C.

Ecco il risultato finale.

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La cosa estremamente positiva di questa tecnica è che la farcitura è omogeneamente distribuita.
Inoltre la focaccina risulta piacevolmente sfogliata. Lussuosa.

Vale la pena fare esperimenti con i vostri ingredienti preferiti.

Buon appetito.