Post Barcamp 1 – Con chi non sono d’accordo

by Matteo Balocco

Le relazioni esistono solo se ci si dispone al dialogo e al confronto. Altrimenti non sono relazioni, sono solo posizioni.
Una sensazione positiva sull’incontro di sabato viene proprio dalla consapevolezza che ascoltando e proponendo s’innesta un percorso di crescita comune (magari poi questa crescita va in direzioni opposte, ma c’è).
Ecco perchè, purtroppo suo malgrado, magari per stanchezza dovuta al lungo viaggio, c’è chi è tornato a casa deluso.
Ecco perchè c’è anche chi, senza aver partecipato, si limita a trarre giudizi trancianti (meritandosi la stessa moneta, appunto fatta di contrapposizioni) e, facendo ciò, dà una buona misura di se stesso.
Tiremm’innaz.

Questo Barcamp è stato grandioso per dimensioni, per qualità dell’organizzazione, per qualità degli interventi. Allo stesso tempo è stato penalizzato per alcune scelte logistiche, per alcuni problemi tecnici di connettività, per alcune forzature iniziali nella definizione del calendario degli interventi.
Ma è stato senza dubbio un momento pieno di energia “in potenza”.
Ho vissuto la sensazione stupenda di far parte di un muscolo teso pronto all’azione.

Dicevo delle relazioni. Non è stato un incontro tra i soliti noti. Ho conosciuto davvero molte persone. Ho dato un volto a letture consolidate da tempo. Ho scoperto nuove future letture grazie a un semplice caffè bevuto tra un talk e l’altro. Poi, certo, ho rivisto con piacere anche volti consueti.

Mi è costato energia.
Al ritorno a casa, con Carolina e Giosuè, sono stato spesso in silenzio, cercando di assimilare ed elaborare l’enorme e ubriacante quantità di informazioni.

Restano di quella giornata diversi temi che vorrei approfondire. Inizio con questo.

Maurizio Goetz – Pensiero digitale
Non sono d’accordo con lui – vi invito a leggere la sua presentazione – semplicemente perchè non condivido le sue premesse. Mio figlio (3 anni e mezzo) non è nato digitale, è nato analogico, vive in un mondo analogico, sfoglia libri, ha un concetto del tempo che può apparire digitale unicamente perchè ancora non ne è perfettamente padrone MA la sua percezione della realtà è certamente ancora analogica. Menomale, dico io.
Probabilmente siamo alle soglie di questa rivoluzione epocale, ma ancora non ci siamo dentro.
Per allora, a maggior ragione, il nostro problema più stringente non sarà tanto “uscire dal nostro guscio e aprirci al resto del mondo” quanto chiederci se fare di noi stessi dei bastioni a difesa dell’analogico, dei suoi retaggi, dei suoi valori, delle sue competenze.
Per ora siamo tutti immigranti digitali. E va bene così.
Maurizio insomma ha colto un aspetto interessante e preoccupante del nostro prossimo futuro ma, a mio parere, ha messo a fuoco il problema sbagliato soffermandosi su un nostro (nostro di generazione) ruolo attivo, quando probabilmente – se mai sarà nostro compito – dovremo fare da bravi conservatori e prosecutori di un sapere millenario.