A Totanus in the Net è un blog sulla vita quotidiana, tra pannolini, browsers, politica, sogni e tutto quello che rende il nostro mondo il migliore dei mondi possibili. O forse no? Scritto principalmente da Matteo Balocco, con la partecipazione straordinaria, da San Francisco, di Dario Barbone.

Il modo migliore per leggere questo blog, comunque, é abbonarsi al suo feed RSS.

Protezione o localizzazione?

Come considerare la campagna di sensibilizzazione di MCC sui prodotti web2.0 italiani?
Di cosa stiamo parlando esattamente, di prodotti localizzati secondo una logica i18n oppure di cloni web2.0?
Credo che siano davvero pochi i casi in cui può aver senso lavorare per produrre e pubblicare web application riservate a un’utenza nazionale.
Si dovrebbe per lo più trattare di strumenti legati alla nostra mutevole e bizzarra legislazione, o a nostre ben definite caratteristiche/abitudini sociali. Chissà perchè mi vien da pensare che un servizio di monitoraggio degli autovelox farebbe il botto…
Negli altri casi, piuttosto che web application italiane potrebbe aver senso mettere a disposizione semplici localizzazioni (wikipedia è l’esempio migliore… ma vedrei bene anche youtube.it, del.izio.so, flickr.it).
Personalmente non userò mai un servizio online italiano finchè esisterà un omologo internazionale che mi consente di avere maggiori potenzialità di distribuzione e dal quale posso recuperare una maggiore quantità di contenuti rilevanti e di mio interesse.
Il mercato italiano insomma non ha bisogno di chiudersi con operazioni protezionistiche. Piuttosto deve dimostrare di aver la forza e la creatività per produrre qualcosa di nuovo anche per gli altri mercati. Se l’appello di Marco va in questa direzione, ovviamente lo sottoscrivo.

PS. Stimolato da quanto scritto nei commenti da “Senza identità” aggiungo. Perchè esistono così pochi esempi nello sfruttamento della long tail linguistica (e qui uno è ancora Wikipedia)? Anche OKNOtizie è tutto sommato un clone. Ha davvero senso spingere in questa direzione? Spero che la discussione continui.

Technorati Tags: , ,

9 risposte a “Protezione o localizzazione?”

  1. Senza Identità scrive:

    Il caso di OKNOtizie (http://oknotizie.alice.it) potrebbe essere di esempio. OKNOtizie ha saputo interpretare la necessità di avere un aggregatore di blog italiano che in quel momento non era soddisfatta pienamente dall’offerta di aggregatori stranieri. In quel caso la barrira linguistica, più che la qualità iniziale del prodotto, ha giocato un ruolo decisivo.

  2. alberto d'ottavi scrive:

    “Personalmente non userò mai un servizio online italiano finchè”… Matteo, molto d’accordo. Ma non per partito preso, bensì proprio per le logiche di rete, tanto più forti nel 2.0: il valore sta nel numero dei nodi. quindi tra due servizi equivalenti, ovvio che scegli quello con il maggior numero di partecipanti. le barriere linguistiche oggi credo siano veramente basse, e comunque non ci metteranno niente flickr o youtube a far le pagine in italiano, quando decideranno (vedi http://www.lastfm.it).

    onorevole cmq il tentativo di far qualcosa, qualsiasi cosa, chapeaux a MCC, ma credo che anziché guardare all’estero e cercare di replicarne i modelli in italia, dovremmo piuttosto guardare in italia e cercare di “portarci all’estero” con servizi di dimensione globale. credo.

  3. Senza Identità scrive:

    Per un aggregatore di blog la barriera linguistica può fare la differenza. Per esempio è possibile postare news in italiano su digg ma è impossibile che queste finiscano sulla homepage, quindi di fatto è inutile. reddit.com d’altra parte offriva gia’ un canale per l’Italia ma è tuttora quasi inutilizzato. C’era l’esigenza di un aggregatore italiano e chi è arrivato per primo e con un prodotto più curato di altri ha avuto un successo meritato che poi si è tradotto nell’acquisizione da parte di uno dei pochi grossi provider di servizi online. E’ ovvio che il successo guadagnato è sempre relativo e se domani digg lanciasse un canale italiano le cose potrebbero cambiare. Per il resto credo che in Italia non esistano le possibilita’ di finanziamento ne’ le infrastrutture adeguate per progetti ambiziosi (vedi YouTube, Flickr), il caso di YourTrumanShow.com è significativo. Si tratta di un progetto italiano molto ambizioso che pero’ si e’ dovuto rivolgere all’estero per essere sviluppato.

  4. ludo scrive:

    Hai espresso benissimo quello che ho pensato dopo aver letto il post di MCC, sottoscrivo in toto. :)

  5. Kurai scrive:

    [...] Il che è quasi sempre un grosso problema: come osserva correttamente Totanus, se esiste già un servizio internazionale, è inutile produrre il clone italiano. Se domani mattina me ne uscissi con Fliccher, sistema nostrano di condivisione foto, fallirei in venti minuti. È una questione di apertura, il servizio internazionale conterà su una massa di utenti colossale, e, dato che il valore è creato dal numero di nodi, è ovvio che sarà inattaccabile. [...]

  6. Navigare italiano? « emmeesse scrive:

    [...] Scrive Matteo Bordone: Personalmente non userò mai un servizio online italiano finchè esisterà un omologo internazionale che mi consente di avere maggiori potenzialità di distribuzione e dal quale posso recuperare una maggiore quantità di contenuti rilevanti e di mio interesse. [...]

  7. Marco Camisani Calzolari scrive:

    Ho chiarito qui http://blog.camisani.com/2007/03/naviga-italiano-ribadisco.html
    alcuni aspetti della proposta “Naviga Italiano” e su TuoVideo.

  8. Qix.it scrive:

    Autarchismo de’ noantri…

    “Nessuno è profeta in patria e in Italia ancor meno. Se TuoVideo fosse stato lanciato dagli americani sarebbe stato osannato…” TuoVideo è stato lanciato negli USA, si chiama YouTube (che strano, hanno copiato il nome pari pari tradu…

  9. Roberto Dadda scrive:

    Ho cercato di risponedere a marco sul suo blog, ma lui per motivi a me ignoti censura ogni mio post, se qualcuno è interessato ho risposto qui:

    http://robertodadda.blogspot.com/2007/03/camisani.html

    bob