Quel gettone in meno
Ricordo che la notizia suscitò clamore.
Il gettone del telefono sarebbe passato di lì a poco da 100 a 200 lire di valore. Il doppio, uno scandalo!
Ero piccino e in realtà di grosse occasioni per telefonare da un telefono pubblico non ne avevo.
Quindi potevo disinteressarmi della cosa ancora per un po’…
Eppure ai tempi telefonare quando si era fuori casa poteva assumere i contorni dell’impresa epica.
Credo che sia una cosa difficile da immaginare per un ragazzo di oggi. In realtà faccio fatica anche io a rammentare le sensazioni e le situazioni.
Un cellulare oggi non si nega a nessuno, anzi, le mamme appena possono ne rifilano uno ai propri pargoli, e quindi le odissee di persone alla ricerca di un bar con telefono e contatore degli scatti possono apparire assurdità senza fine.
Beh, io posso dire che c’ero.
Ad Alassio, ad esempio, con la nonna ogni tanto scendevo le scale dell’appartamento al 4° piano per andare a telefonare a mamma e papà. Usavamo le linee telefoniche dell’Hotel Piemonte. Ora non esiste più.
Se non ricordo male aveva due linee per la clientela ed erano sempre occupate. Allora scendevamo ancora per usare la cabina telefonica nei giardinetti sotto casa. Non andava meglio, ovviamente, quindi tornavamo indietro e ci ritrovavamo nuovamente in coda, ma con qualche posizione persa.
I dolori veri però furono quelli dell’adolescenza.
A tredici anni, durante un viaggio studio a Cambridge, mi presi una cotta spettacolare per una ragazza di Chioggia, Francesca.
Bella, troppo. Solare, allegra e con quella erre liquida della laguna. Il primo amore.
Le telefonate erano frequenti, lunghe e soprattutto interurbane. Mia madre e mio padre furono pazienti, ma alla fine misero un lucchetto ai telefoni per evitare di dovermi negare gli studi universitari. Comprai i gettoni. Una quantità.
A quei tempi c’erano già i telefoni gialli, quelli che andavano anche a moneta. Una volta feci andare diecimilalire, così, senza ritegno. Avevo cambiato in banca e mi avevano dato un cilindro di monetine, bello impacchettato.
Puff! Svanite.
Erano soldi spesi bene, però.
Eppure mancava sempre un gettone, una moneta. Quella moneta indispensabile a dire che davvero, allora, in quel preciso momento, il mio mondo era lei. Solo lei.
Ci siamo rivisti una sola volta, per salutarci, e poi più nulla. Il primo amore non si scorda, ma non è eterno.
Il tempo è passato e nulla sarebbe potuto essere diverso da come è stato. Io ne sono felice.
Se avessi quel gettone, se ricordassi quel numero, ora, la chiamerei.
Le direi che due solitari neuroni si sono incontrati nel mio cervello ed è spuntata fuori lei.
Mi ha messo di buon umore e se sono un po’ allegro, oggi, è anche per questo.
30/09/2005 alle ore 22:08
c’è sempre un modo per far sapere a qualcuno quanto è stato importante! parola di mamma.