Sensa pagùra
Talvolta riesco ancora a sentire quel profumo, quel suono.
Buccia di arancia sul piano rovente della stufa.
E il ticchettìo di un orologio-sveglia d’altri tempi.
Il senso del tempo, dilatato ma scandito dai rintocchi della campana.
E il buio, il Nero.
L’ignoto oltre la condensa della finestra, oltre la nebbia, quella vera, bianca anche di notte.
Non so come funzioni la strana alchimia del cervello. I ricordi legati a quella vecchia casa dei nonni materni, a Borgovercelli, si fanno sempre più frequenti e vividi.
Dentro di me ho il timore che siano venuti a galla d’improvviso per farmi un ultimo saluto e poi sparire per sempre, per far posto ad altro.
Li amo, questi ricordi. Non li lascio andar via.
Sono quello che io sono.