Sport Illustrated Tablet Edition
by Matteo Balocco
Sta girando in rete, in queste ore, una concept demo di Time Inc. (realizzata da The Wonderfactory) riguardante una futura edizione di Sport Illustrated per Tablet.
Ma quanto è davvero concept rispetto ai futuri progetti Apple? Nel corso del post cercherò di chiarirmi le idee al riguardo.
A prescindere dalle comprensibili forzature che una demo di questo tipo presenta – dall’esigenza di impressionare chi guarda per creare aspettativa, alle problematiche intrinseche all’effettiva leggibilità di alcuni layout presentati – si tratta di un esempio da tenere in considerazione per diverse ragioni.
Alcune impressioni immediate. Questo approccio presuppone che a breve (la demo pone come orizzonte il prossimo anno), nel panorama dell’informazione, si ritagli uno spazio ben definito un modello di business che internet ha contribuito fortemente a imporre, quello dell’ibridazione trasparente tra stampa e tv con, molto probabilmente, una forte prevalenza dell’ambito audio/video.
Curioso che nei giorni scorsi anche Wired abbia annunciato di stare lavorando a una versione per tablet.
Non penso (o almeno non lo considero probabile a breve) che questo modello si sostituirà tout-court agli altri due cannibalizzandoli, quanto piuttosto si aggiungerà a essi, togliendo loro una fetta di share.
Ma a questo punto il focus si sposta obbligatoriamente su come questo modello possa essere effettivamente sostenibile.
Non credo che la demo ci abbia dato una reale idea di come saranno gli inserti pubblicitari in questo nuovo medium. L’idea rassicurante secondo cui possiamo decidere in libertà di sfogliare pubblicità interattive è suggestiva per l’utente finale ma disastrosa per chi investe e per chi raccoglie. Molto più probabile un approccio ispirato al brevetto depositato da Apple qualche settimana fa e che ha già fatto discutere non poco. Il NYT scriveva:
Filing a patent application, of course, doesn’t necessarily mean that
the company plans to use the technology. But the application shows, at
the least, that Apple has invested in research to develop what it calls
an “enforcement routine” that makes people watch ads they may not want
to watch.
I pezzi lasciati qua e là negli ultimi mesi dalle varie company si compongono in un disegno più chiaro? Possibile.
L’altra cosa interessante nella demo si vede alla fine, quando il tablet viene usato come interfaccia per la gestione di fruizione di contenuti su tv, cosa che farebbe oltrettutto pensare a una più forte integrazione (o una piena identità) tra contenuti digitali web e tv. Qui le ipotesi si sprecano, basta avere fantasia. Il modello più semplice (e anche più vincolante, però) è quello in cui il broadcast digitale è unico e l’infrastruttura domotica/ambientale si occupa di gestire la comunicazione tra i diversi device e il flusso dei contenuti sul device desiderato.
In ogni caso si aprono nuovi mondi.