Sul serio
by Matteo Balocco
Si sta discutendo di un codice di condotta dei blogger.
Da un lato la discussione si sta trasformando in un meme, ed è un po’ triste. Dall’altro si rischia di prenderla troppo sul serio.
Il discorso, a mio parere, è superfluo. Un po’ perchè esiste già il concetto di netiquette, basterebbe applicarlo e chiedere che venga applicato.
Nelle relazioni nel mondo fisico ti relazioni con persone educate ed eviti quelle maleducate. A tua volta ti comporti in maniera educata.
Quindi se il discorso viene posto per riportare in primo piano il fatto che in qualsiasi luogo d’interazione sociale, sia esso fisico o virtuale, è necessario rispettare i propri interlocutori, il tutto ha un senso. Se invece si propone un codice di condotta per normare il comportamento corretto del blogger, ciò equivale a introdurre il primo vero grande passo verso l’omologazione tra blog e stampa: il codice deontologico.
Vogliamo questo? Non credo.
Non che sia di per sè sbagliato darsi delle regole (come blogger), intendiamoci.
Ma darsi delle regole condivise significa anche creare steccati, a volte molto alti. Bisogna essere pronti a questo.
E qui si pone un problema, se vogliamo, antropologicamente tutto italiano. Il doppiostaffismo. Non vogliamo scegliere. Vogliamo essere qua e là, contemporaneamente, a seconda di come ci convenga.
Altrove un codice è già stato dato, ben prima di Tim O’Reilly. 9Rules.
9Rules è un ristretto gruppo, un’elite – autoproclamatasi tale – che si è data precise regole e finalità.
In Italia potrebbe funzionare? Credo di no, soprattutto perchè l’invenzione del mito del blog ci obbliga a essere democratici e non aristocratici.
Il blog? E’ democrazia pura!
L’unico fine accettabile per sottoscrivere un codice di condotta (condiviso) è il fine corporativo. (eh già!)
Allora l’idea è questa? Avanti con la discussione.
Ma vengano fissati però dei paletti, per cortesia.
Il codice del buon nanopublisher, magari.
Quello del blogger giornalista, sicuramente.
Quello dell’elite autoproclamatasi tale, per forza.
Il codice personale del blogger qualunque, invece, non mi stuzzica. Non serve a nulla!
Il mio codice – quello mio, personale – è una ricetta segreta, passatami dalla nonna tanto tempo fa.
Per conoscerlo bisogna leggere questo blog per qualche settimana almeno.
O invitarmi una sera a cena (in entrambi i casi noia assicurata :))