Truman Show
Da qualche mese a questa parte ho sviluppato un’insana passione per gli scritti di Truman Capote. Amo il suo stile lieve e al contempo incisivo, la prosa delicata ma sapientemente costruita, la consapevolezza - che traspare da ogni singola riga di inchiostro - dell’abile plasmatore di storie, racconti, risvolti di vita.
Dopo aver concluso “Musica per camaleonti” mi sto crogiolando nella lettura di “Il duca nel suo dominio”, un racconto-intervista con Marlon Brando, pubblicato inizialmente sul New Yorker. 
Mentre le pagine si susseguono si fa strada nella mia mente un dubbio. Perchè l’arte di Capote nel raccogliere e trasmettere limpidamente frammenti di vita (esemplare in questo l’intervista a Marilyn Monroe contenuta in “Musica per Camaleonti”) non si è tramandata nei decenni fino a diventare la tipologia primaria di intervista?
Ad esempio, leggo sempre con estremo piacere Sabelli Fioretti (gradivo il suo Cortigiano, Gradisco il suo Terzo Grado su Sette e Corriere Magazine), mi compiaccio del suo stile asciutto e vagamente ironico. Mi chiedo però perchè non azzardi di tanto in tanto qualcosa in più di quel semplice schema di domanda-risposta che fa tanto “supermarket dell’intervista” e che alla fine non fa altro che togliere peso al suo lavoro di instancabile minatore dell’animo vip.
24/05/2005 alle ore 18:15
sul mio blog ho propagato la tua staffetta e ribattezzato il tutto sossoltantocheffazunzunzunzù.