Una certezza, tanti dubbi.

by Matteo Balocco

Bella e interessante la puntata de L’Infedele di stasera. Argomento: le donne e l’aborto.

Al di là delle contrapposizioni dicotomiche che un tema così forte, vasto e complesso riesce a suscitare nella discussione, ho esplorato un po’ di più l’intero contesto.
Per quanto lo può percepire un uomo, ovviamente.
Per me la gravidanza rimane un mistero, come il legame tra fratelli (sono figlio unico). Posso immaginare, ma nulla più.

Non mi dilungo sul fatto che ho avuto netta la percezione dell’esistenza di una reale offensiva contro la legge 194 a opera di diversi movimenti antiabortisti di varia natura, autorevolezza e ispirazione. Offensiva che trovo riprovevole, nei modi in cui viene portata avanti, in special modo in ambito politico.

Ciò che ho pensato però, e mi riferisco alla questione dell’applicazione reale della legge 194, è che buona parte di questo nuovo dibattito sia dovuto al fatto che il movimento femminista abbia fatto – nel corso degli anni – tanto, ma non tutto.
Abbia lasciato in sostanza il lavoro, peraltro splendidamente iniziato, a metà.
La domanda è: una volta fatta la legge, ha poi con lo stesso vigore, contribuito a far sì che venisse applicata in tutte le sue parti?
Sì lo so, è l’accusa mossa proprio dagli oppositori della legge stessa.
Ma la domanda (almeno quella che mi pongo io) non è strumentalmente mistificatrice. E’ sincera. E il dubbio rimane.

Da ciò che ho sentito a esempio, ho avuto l’impressione che la preoccupazione delle rappresentanti del movimento femminista fosse la salvaguardia della libertà di scelta della donna, concetto sacrosanto e inviolabile, tralasciando colpevolmente quello della responsabilità della donna, responsabilità che non viene chiamata in causa solo al momento della scelta dell’interruzione della gravidanza, ma parte drammaticamente dal momento della scelta del concepimento. E che da quel momento può prendere ulteriore forma e consapevolezza, se adeguatamente assistita.
Se l’aborto è, e deve essere, un momento cruciale, doloroso, libero e responsabile della vita di una singola donna, un ruolo importante è poi anche ricoperto dall’afflato solidale e di sostegno di chi, nei consultori, può affiancarsi al personale medico/psicologico per consentire alla donna di effettuare la scelta che sente più giusta.
Questo lo prevede la legge.
Allora perchè questo ruolo è stato dimenticato dall’attivismo femminile, almeno questa la mia percezione, e il campo è stato lasciato in tutto e per tutto alle associazioni antiabortiste, "Movimento per la vita" in testa?

Se i miei dubbi fossero motivati la marcia del 14 gennaio prossimo a Milano, in difesa della legge 194, partirebbe quantomento zoppa. Sarebbe un peccato.
Spero che si tratti solo di una percezione, e se qualcuno sa darmi indicazioni o documentazioni che mi smentiscono, sarò riconoscente.
Mi rendo conto che l’argomento è delicato e che non ammette ignoranze, e io, ahimè, io su questo sono davvero ignorante…
I miei dubbi chiedono risposte, pareri, confronti, non sono certezze spiattellate al vento. Spero che vengano lette con il giusto spirito, perchè so che è facile urtare alcune sensibilità, e non è di certo il mio scopo. Nel caso mi sscuso.

Infine, una considerazione. Esco da questa serata da spettatore (televisivo e del mondo femminile) con più dubbi, è vero, ma anche con la certezza rafforzata che la legge 194 sia stata una conquista di civiltà, una tutela per le donne. Non possiamo e non dobbiamo metterla in discussione. Mettiamo noi stessi in discussione, piuttosto (e qui mi riferisco soprattutto a noi maschietti).